31 Dicembre 2024
Arturo Capettini, nato a Zeme il 17 marzo 1900, partecipò, come giovane socialista, alle lotte del “biennio rosso” 1919-1920 in Lomellina.
Venne ad abitare a Mortara e, nel 1921, aderì all’appena nato Partito Comunista. Durante il ventennio fascista non nascose mai le sue convinzioni, tanto è vero che, quando alti gerarchi passavano per Mortara, veniva arrestato “cautelativamente”.
Aveva un negozio di biciclette e si sposò nel 1930 con Tilde Botero dalla quale ebbe due figli.
Quando Carlo Lombardi nel 1939 uscì dal carcere (dopo ben 19 anni!), Arturo prese contatto con lui (il futuro commissario Remo) e si misero a ricostruire la rete clandestina del Partito Comunista.
Arturo aprì un negozio anche a Milano e, nel 1943, dopo l’8 settembre, lo usò come base logistica per rifornire i partigiani di armi, cibo ed indumenti.
Il 19 dicembre 1943 Arturo fu arrestato alla stazione di Mortara e inviato nel carcere di San Vittore. Nel contempo la portinaia dello stabile di Milano dove c’era il negozio di Capettini avvertì i fascisti dell’uso che ne veniva fatto. Il fratello Cesare fu arrestato mentre tentava di mettere in salvo le armi, così pure la moglie Tilde.
Il 31 dicembre 1943 i fascisti scelsero Arturo Capettini, Cesare Poli, Gaetano Andreoli, Angelo Scotti per una rappresaglia e li fucilarono al poligono di tiro della Cagnola.
Il fratello Cesare fu inviato a Mauthausen e trovò la morte assassinato il 4 marzo 1945 nel sottocampo di Gusen.
Tilde riuscì a fuggire dal treno che la portava verso i campi di sterminio e tornò clandestinamente a Mortara.
Nel 1944 la brigata partigiana dell’Oltrepò pavese guidata dal commissario Remo (Carlo Lombardi) e dal comandante “l’Americano” (Domenico Mezzadra) fu intitolata ad Arturo Capettini.
La sezione A.N.P.I. di Mortara è intitolata ai Fratelli Capettini e, per ricordare Cesare, è stata posta una “pietra d’inciampo” presso la stazione di Mortara.
Giuseppe Abbà.