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L’ Algeria fu conquistata dalla Francia nel 1830 e fu a differenza di altre colonie, destinata ad un forte afflusso di coloni francesi che si impadronirono delle terre, spingendo alla miseria i contadini poveri arabi e berberi. Ad esempio: 500 mila ettari espropriati nel 1871 solo nella regione della Cabilia.
Naturalmente ci furono varie rivolte contro il colonialismo francese, la più famosa quella guidata da Abd El Kader, ma tutte furono represse dall’esercito francese.
La Seconda Guerra Mondiale vide un risveglio delle spinte indipendentiste e, nei giorni stessi della fine della guerra (8 maggio 1945), le manifestazioni nazionaliste degli algerini furono represse con ben 45 mila morti.
Dopo alcuni anni si forma, dopo la crisi di precedenti movimenti, il Fronte di Liberazione Nazionale che, il 1 Novembre 1954, anche incoraggiato dalla sconfitta dell’imperialismo francese nel Vietnam (a Dien Bien Phu), inizia la lotta armata con una serie di attentati ad Algeri e attacchi alle caserme nei monti Aures. Si forma l’Esercito di Liberazione Nazionale che, da 2 mila uomini nel 1954, arriva a 10 mila l’anni dopo, a 60 mila nel 1957, a 120 mila nel 1959.
L’ imperialismo francese reagisce con durezza: villaggi incendiati, esecuzioni e stragi, uso generalizzato della tortura ad opera soprattutto dei paracadutisti nella “battaglia di Algeri”. Ricordo che “la battaglia di Algeri” è stata descritta magnificamente dall’ omonimo film girato dal regista compagno Gillo Pontecorvo.
Vittime della tortura furono anche comunisti francesi come il matematico Maurice Audin, morto per le sevizie, e Henri Alleg che sopravvisse e successivamente scrisse un libro sulla sua drammatica esperienza intitolato “la question”.
Nel 1958 si forma il GPRA (il governo provvisorio algerino) presieduto da Ferhat Abbas e riconosciuto da vari Paesi, mentre Ben Bella ed altri militanti algerini erano stati catturati dai francesi. Il 13 maggio 1958 l’esercito di stanza in Algeria e i coloni, con un colpo di stato, mettono al potere il generale De Gaulle che liquida la Quarta Repubblica (parlamentare) e istituisce la Quinta Repubblica (presidenziale). Ma i gruppi dirigenti francesi si rendono conto che non è possibile continuare la guerra in Algeria ed avviano trattative con il Fronte di Liberazione. Si arriva al marzo 1962 agli accordi di Evian per l’indipendenza dell’Algeria. Questa trattativa fu ostacolata da un’organizzazione fascista creata dai coloni e dalla parte più oltranzista dei militari: l’OAS (organisation armee’ secrete) che compirono un’impressionante serie di attentati contro i civili in Algeria e in Francia dove centinaia di lavoratori algerini furono gettati nella Senna.
Nel marzo 1962 una grande manifestazione indetta dal Partito Comunista Francese per sbloccare il processo di pace fu duramente repressa con 8 morti tra i dimostranti per mano della polizia.
Nel luglio 1962, in ogni caso, l’indipendenza fu raggiunta. Ben Bella fu scarcerato e, dopo contrasti interni al movimento algerino tra l’ala moderata e quella che puntava ad una scelta socialista, salì al potere.
I coloni (i “pieds noir”) emigrarono in massa in Francia. Il nuovo governo algerino fece scelte di tipo socialista, dalla riforma agraria alle nazionalizzazioni, ad una politica estera coerentemente antimperialista (sostegno alle lotte di altri Paesi, amicizia con Cuba, Algeria come rifugio per i rivoluzionari perseguitati, persino per esponenti del Black Panther).
Nel 1965 però Ben Bella fu spodestato da Boumedien che, in ogni caso, continuò la politica antimperialista, ma, negli anni successivi anche il potere algerino subì un’involuzione. La Rivoluzione Algerina fu comunque un momento importantissimo nella Storia dell’Africa e del Mondo. Non dimentichiamo che Franz Fanon, psichiatra della Martinica (altra colonia francese) che lavorava in Algeria, partecipò ‘alla lotta del Fronte di Liberazione ed elaborò da quell’ esperienza il famoso libro “I dannati della Terra”.
Giuseppe Abbà.