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70 ANNI FA: MARZO 1954, INIZIA LA BATTAGLIA DI DIEN BIEN PHU

by Rino Arrigoni

5 Marzo 2024

All’epoca il Vietnam, assieme al Laos e alla Cambogia, era sottoposto al dominio francese. Nell’ agosto 1945 il “Vietnam Doc Lap Dong Minh” (la Lega per l’ indipendenza del Vietnam), più nota come Vietminh, attraverso un’insurrezione prende il potere, sconfiggendo i giapponesi che avevano occupato l’Indocina francese.
Il Vietminh era un fronte di varie forze, ma con la presenza fondamentale dei comunisti, guidati dal compagno Ho Ci Minh.
Il 2 settembre 1945 viene proclamata la Repubblica Democratica del Vietnam, ma l’imperialismo francese non la accetta e si mette a rioccupare il territorio. Inizia una lunga guerriglia. Mano a mano i compagni vietnamiti sono costretti a ritirarsi dalle grandi città, ma, essendo profondamente legati al popolo, soprattutto con i contadini, riescono a formare zone libere e a mettere in serie difficoltà le truppe francesi e i collaborazionisti dell’ imperatore Bao Dai (un fantoccio prima dei giapponesi, poi dei francesi).
Il 5 dicembre 1953 i francesi decidono di giocare l’ultima carta. A 300 chilometri da Hanoi, quasi al confine con il Laos, creano un grande campo trincerato a Dien Bien Phu. E’ una conca di 18 chilometri per 6 dove vi costruiscono 49 grandi fortificazioni. Lo scopo è quello di “prendere alle spalle” le zone liberate del Vietnam e, se i vietnamiti avessero osato attaccare la grande base, li avrebbero vinti per la superiorità francese nell’artiglieria e nell’aviazione.

Il compagno Vo Nguyen Giap (comandante dell’esercito popolare vietnamita), assieme al gruppo dirigente guidato dal compagno Ho Ci Minh, accetta la sfida. Viene applicato il concetto di “guerra di popolo”. Sì mobilitano decine di migliaia di contadini per aprire 5 strade di accesso a Dien Bien Phu. Attorno a Dien Bien Phu furono portati (smontati e poi rimontati) i pezzi di artiglieria (obici da 105), nonché con decine di migliaia di biciclette da trasporto, con carriole, imbarcazioni, convogli di cavalli e asini tonnellate di munizioni e di rifornimenti per l’ esercito popolare.
Nel contempo, nelle zone liberate, si approfondisce, in modo più avanzato, la riforma agraria.
Il 17 marzo 1954 una salva degli obici da 105 distrugge le piste dell’aeroporto di Dien Bien Phu. Fu un colpo inaspettato per i francesi che non immaginavano che i vietnamiti avessero potuto piazzare i cannoni così vicini, a tiro diretto. I cannoni erano obici di fabbricazione americana evidentemente forniti dai compagni cinesi che pochi anni prima, con la vittoria della loro Rivoluzione, si erano impadroniti di molto materiale fornito dagli U.S.A. alle truppe di Chiang Kai Shek.
Successivamente vengono attaccate le varie fortificazioni usando “più sudore e meno sangue” e cioè scavando trincee e tunnel per avvicinarsi al coperto. Il 7 maggio 1954 la guarnigione di Dien Bien Phu si arrende. Fu una grande vittoria del popolo vietnamita. La battaglia di Dien Bien Phu fece capire che il colonialismo e l’imperialismo non erano invincibili. Difatti il 1 novembre dello stesso anno (1954) iniziava la lotta del popolo algerino contro i colonialisti francesi.
Cambiò il governo in Francia con un nuovo Presidente del Consiglio, Mendes France. Furono aperte trattative attraverso una conferenza a Ginevra e il 20 luglio 1954 fu firmato un accordo. Il Vietnam veniva “provvisoriamente” diviso in due al 17esimo parallelo. Al Nord di esso la Repubblica Democratica del Vietnam con capitale Hanoi e presidente Ho Ci Minh, al Sud una repubblica con presidente Ngo Dinh Diem. Entro due anni erano previste elezioni per riunificare il Paese, ma gli Stati Uniti lo impedirono. Nel Sud riprese la guerriglia del Fronte Nazionale di Liberazione contro i proprietari terrieri, il governo fantoccio Diem e gli imperialisti U.S.A. che avevano sostituito i francesi. Finalmente il 30 aprile 1975 anche il Sud veniva liberato e il Vietnam riunificato.
Sulla storica battaglia di Dien Bien Phu il compagno generale Vo Nguyen Giap dichiarò “Navarre (il comandante francese) non ha capito di trovarsi davanti a tutto un popolo, a un esercito di popolo che conduceva una guerra di popolo. L’errore di Navarre, come del resto di tutti i generali imperialisti, è quello di non credere che dei semplici contadini, spesso analfabeti, possano diventare dei buoni artiglieri, che quadri che non hanno mai fatto Saint Cyr o West Point, possano risolvere problemi di strategia, di tattica, operativi e logistici che sembrano essere monopolio dei militari borghesi. Si sono succeduti 7 comandanti in capo e tutti hanno commesso lo stesso errore di giudizio”.

GIUSEPPE ABBA’

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