1° luglio 2025
EDOARDO CASATI
Analizzare quello che sta succedendo tra Iran e Israele attraverso la via della seta.
Questa é stata la sfida dell’iniziativa politica svolta durante la nostra festa provinciale di Bereguardo.
Un tema scelto con tutte le difficoltà del caso (nel capirci qualcosa in questa crisi bellica che sembra quasi non avere molti precedenti se non le due guerre mondiali).
Prima l’Ucraina, poi il massacro (ancora in corso) nella striscia di G4z4 e da qualche giorno questo allargamento in medio – oriente. Una guerra durata qualche giorno (che sulla carta sembra già terminata ma che é probabilmente solo nelle sue fasi iniziali).
Come in ogni guerra ci sono degli attori esterni coinvolti. Ci sono paesi che si schierano da una parte o dall’altra e ci sono anche paesi che scelgono di rimanere neutrali o che comunque sono coinvolti in conseguenza al loro avere degli interessi economici e politici.
Questo é il filo che ci ha permesso di collegare la Cina (e lo sviluppo senza precedenti di un paese) all’Iran, attraverso il progetto della via della Seta.
Un progetto che non é solo economico ma che rappresentava una volontà vera della Cina di creare un mondo di pace attraverso l’interconnessione economica tra i paesi.
Una serie di infrastrutture costruite in diversi paesi del mondo e che puntano a creare una vera e propria linea immaginaria in cui far passare gran parte del commercio globale.
Un progetto che passava sia dall’Ucraina che dall’Iran e che in questi anni sta venendo messo davvero a dura prova.
Una opportunità, poi, anche di parlare del nostro paese con la terribile trovata del governo Meloni che si é affrettato, purtroppo, a smantellare l’accordo che l’Italia aveva per collegare il porto di Venezia con questa lunghissima tratta commerciale. Distruggendo quella che era una grande opportunità per il nostro paese di attirare degli investimenti di infrastrutture che avrebbero potuto non solo renderci protagonisti all’interno di quel percorso ma anche spingere per una reindustrializzazione del nostro paese.
La guerra fa paura. E quando si ha paura può far bene parlarne assieme anche per capire che non é un qualcosa che avviene per la cattiveria di singoli, ma che é una conseguenza di specifici interessi, soprattutto economici, di vari paesi. Riportare il dibattito sul sistema economico all’interno delle dinamiche della guerra é un modo per capirci qualcosa.
Un grazie speciale a Samuele Soddu che, oltre ad essere il responsabile Esteri dei/delle Giovani Comunisti/e é anche un giornalista che in Cina ci é stato per 4 volte.