24 Febbraio 2026
ADRIANO ARLENGHI
Mi capita spesso di dire della bravura di Alessandro Barbero, una figura che considero fondamentale non solo per le sue doti di scrittore, ma soprattutto per la coerenza delle posizioni che assume nel dibattito pubblico. Sapere che questa sera, presso la libreria mortarese “Mille e una pagina”, si è tenuto un firmacopie per il suo nuovo libro dedicato alla figura di San Francesco, e che alcuni miei amici hanno avuto la fortuna di parteciparvi, mi riempie di piacere.
Non è comune che uno storico susciti un tale calore umano, eppure Barbero ci riesce perché ha trasformato la storia da una materia polverosa a un organismo vivo e pulsante. La sua simpatia, che emerge prepotentemente dai contenuti che circolano in rete, affonda le radici in una straordinaria capacità di conciliare l’alto rigore accademico con una divulgazione autenticamente democratica. Barbero piace perché non parla “dall’alto”, ma si pone come un compagno di viaggio che ci guida attraverso i secoli. Culturalmente, ha realizzato un’operazione senza precedenti in Italia: ha reso virale la conoscenza, dimostrando che esiste un pubblico vastissimo affamato di approfondimento, lontano dalla banalità dei talk show.
Socialmente, la sua figura è diventata un punto di riferimento per chi crede che la cultura debba avere una funzione civile; le sue lezioni non sono mai fini a se stesse, ma mirano a fornirci gli strumenti critici per interpretare il presente, smascherando i meccanismi del potere e celebrando i momenti in cui i diritti e l’uguaglianza hanno fatto passi in avanti. Sul piano politico e civile, Barbero non si è mai sottratto al confronto, anche su temi divisivi. Un esempio emblematico della sua onestà intellettuale è stata la sua posizione in merito ai referendum sulla giustizia. In quell’occasione, Barbero ha espresso una visione lucida e critica, tipica di chi analizza le leggi non come formule astratte, ma come strumenti che incidono sulla vita dei cittadini.
Egli ha guardato a quei quesiti con la lente dello storico che conosce l’evoluzione del diritto e il delicato equilibrio tra i poteri dello Stato. Pur riconoscendo la necessità di una riforma che rendesse i processi più rapidi e certi, ha spesso messo in guardia contro soluzioni che avrebbero potuto indebolire le garanzie fondamentali o creare squilibri pericolosi. La sua critica mai ideologica in senso stretto, si basa sulla difesa di un principio cardine: la giustizia deve essere equa e accessibile, e non deve diventare uno strumento di lotta politica. Questa sua capacità di analizzare i quesiti referendari andando oltre gli slogan dei partiti ha confermato, ancora una volta, la sua indipendenza di pensiero.
Guardando al futuro, ciò che Barbero continuerà a fare è io immagino, mantenere accesa questa scintilla di curiosità critica. Che sia attraverso i suoi saggi, le partecipazioni ai festival o la sua incessante attività di ricerca, la sua missione resta quella di ricordare che la storia è il nostro bene comune più prezioso. In un’epoca di amnesia collettiva, avere una voce come la sua che ci parla di Francesco d’Assisi non come di un santino, ma come di un uomo che ha sfidato le logiche del suo tempo, è un regalo immenso per tutti noi.
Mi è spiaciuto di non potere essere presente, ma a mia discolpa devo dire che ero a sentire una conferenza su Francesco ma allo Iulm.