Home » Intervista a Tancredi Vessio

2 Aprile 2026

ADRIANO ARLENGHI

Tancredi Vessio, 21 anni, è uno studente di Lettere Classiche all’Università di Pavia e alunno di una Scuola Superiore Universitaria. Cresciuto a Mortara, porta avanti una ricerca scientifica sul dialetto locale, spinto dal desiderio di riscoprire un patrimonio culturale che rischia di svanire. In questa intervista, ci racconta il suo percorso, l’eredità spirituale della nonna Maria Forni e la sua visione sulla politica e sul futuro dei giovani nel 2026.

Tancredi, partiamo da te. Chi sei e cosa ti ha spinto a scegliere Lettere Classiche?

«Sono cresciuto a Mortara, dove ho frequentato le scuole elementari e medie, per poi diplomarmi al liceo di Vigevano. Oggi studio Lettere Classiche a Pavia. La scintilla è scoccata ascoltando il dialetto di Mortara: un suono che mi ha spinto a intraprendere uno studio scientifico e linguistico su questa lingua locale presso l’Istituto universitario di studi superiori di Pavia. Anche se non sono un madrelingua dialettale, credo fermamente che lo studio della linguistica sia fondamentale per riconnetterci a radici che stiamo lentamente perdendo.»

Quali sono le tue aspirazioni per il dopo laurea?

«Mi piacerebbe lavorare nell’ambito dell’insegnamento o della ricerca. Sappiamo che la ricerca accademica è un percorso complesso e selettivo, ma non escludo nulla. L’idea di insegnare in un liceo, di avere una classe e veder crescere i propri studenti attraverso il confronto quotidiano, è un sogno che coltivo da sempre.»

Tua nonna, Maria Forni, è stata una figura centrale per Mortara. Cosa ha significato per te crescere al fianco di una donna così carismatica e accogliente?

«È stato un privilegio immenso. Lei mi ha trasmesso le mie passioni più grandi: le lettere, la linguistica e l’amore per il suo dialetto. Ma soprattutto, mi ha lasciato in dote l’impegno politico. Mi ha insegnato a lottare per l’uguaglianza, la giustizia e la democrazia, dandomi gli strumenti per leggere criticamente i problemi della società già da quando ero piccolo.»

Come vivi oggi il suo ricordo?

«La sua scomparsa improvvisa è stata un grande dolore. Negli ultimi due anni, vivendo in collegio a Pavia, una scelta che lei stessa aveva caldeggiato, ci siamo visti meno, ma l’ho sempre sentita costantemente al mio fianco e non smetterà mai di esserci. Ogni volta che leggo un articolo, che approfondisco un tema sociale o che scendo in piazza per manifestare, sento che una parte di lei vive in me. Non ha mai smesso di essere la mia guida.»

Oggi siamo nel 2026. Cosa prova un giovane che vive in una realtà come quella di Mortara?

«C’è molta incertezza. Sentiamo addosso il peso della crisi climatica che minaccia la nostra salute e il nostro paesaggio, e percepiamo una certa inerzia da parte delle istituzioni locali nel contrastare questo declino. C’è poi il tema del lavoro: l’Italia è l’unico Paese europeo dove i salari sono calati negli ultimi decenni. A Mortara, inoltre, mancano spazi di aggregazione sicuri dove poter uscire la sera senza timori. Io amo profondamente questi luoghi e vorrei restare, ma purtroppo oggi mancano i presupposti minimi per immaginare un futuro qui.»

Hai conosciuto Massimiliano Farrel, candidato sindaco. Che opinione hai di lui?

«Ho conosciuto Max grazie a mia nonna, che era iscritta all’Anpi. Ci siamo incontrati a una manifestazione del 25 aprile e sono rimasto subito colpito dalla vivacità dell’ambiente politico che lo circonda. Credo sia la persona giusta perché mette al centro valori fondamentali come l’ambiente, il lavoro e la sicurezza; temi che spesso vengono ignorati, ma che lui affronta con estrema brillantezza.»

Tra venti di guerra e tensioni sociali, riesci a essere ottimista? Qual è il tuo sogno?

«Nonostante tutto, resto ottimista. Quando vedo le persone scendere in piazza e mobilitarsi, capisco che la società non è “dormiente” come a volte sembra. Ho fiducia nella possibilità di costruire un futuro di pace e dignità. Il mio sogno? Vedere una società che si prende cura del proprio territorio e delle persone, senza lasciare indietro nessuno.»

L’eredità di Maria Forni continua a vibrare nelle parole di Tancredi. Mentre lui parla me ne convinco sempre di più. Tancredi è un giovane che non si limita a studiare il passato, ma usa la cultura come bussola per orientarsi e lottare per un domani migliore.

Il che oggi non è poco!

Potrebbe piacerti anche