8 Aprile 2026
ADRIANO ARLENGHI
Oggi ho avuto il piacere di incontrare Angioletta la Monica , una donna che porta con sé una vita piena di esperienze, impegno sociale e passione per la comunità. Angioletta, nata a Siracusa , vive a Cozzo da circa dodici anni e ha trascorso gran parte della sua vita lavorativa come sindacalista. La sua carriera l’ha portata a diventare segretaria della Lega di Mortara del sindacato pensionati, componente del direttivo nazionale della CGIL e attivista impegnata in tutta la Lomellina.
Ci siamo messi in un angolo tranquillo, si far per dire, della grande piazza Silvabella per chiacchierare, lontano dal rumore, e in poco tempo mi sono trovato immerso nelle sue storie, riflessioni e osservazioni sul mondo del lavoro, sui diritti dei lavoratori, sul ruolo del sindacato e sulla vita quotidiana delle persone anziane. La conversazione è stata intensa e al contempo leggera, scandita da piccoli aneddoti, momenti di riflessione e spunti concreti per migliorare la nostra comunità. Angioletta mi ha raccontato quanto il sindacato, pur in un mondo che cambia rapidamente, resti uno strumento essenziale per tutelare i diritti dei lavoratori, specialmente in un’epoca segnata da precarietà e solitudine. Mi ha parlato delle piattaforme di consegne a domicilio e di altri lavoratori che hanno sperimentato forme di sfruttamento, ma che, grazie al sindacato, hanno potuto difendere i propri diritti e ottenere giustizia. La sua esperienza non si limita agli aspetti burocratici: osserva da vicino le fragilità della società, le difficoltà della vita quotidiana e le sfide dei più anziani, che spesso affrontano problemi di non autosufficienza, isolamento e mancanza di risposte adeguate da parte degli enti locali.
Parlando con Angioletta emerge chiaramente la sua dedizione e il desiderio di creare momenti di aggregazione e cultura per tutti, dagli incontri sul teatro e sul cinema alle feste che favoriscono la socialità, fino all’attenzione per le esigenze dei pensionati e dei cittadini soli. La sua visione di Mortara, pur riconoscendo pregi e potenzialità, evidenzia le aree in cui l’amministrazione locale potrebbe migliorare, soprattutto nei trasporti, nei servizi sanitari e negli spazi di aggregazione pubblica. Ho anche avuto modo di confrontarmi con lei sul futuro della città e sui giovani che si avvicinano alla politica e all’amministrazione: Angioletta mi ha parlato con entusiasmo di Farrell un giovane capace e consapevole, sottolineando quanto sia importante affiancarlo e sostenerlo per far crescere il territorio in modo equilibrato e inclusivo. E infine, tra una riflessione sull’impegno sociale e l’altra, La Monica ha condiviso con me i suoi sogni più personali, tra cui viaggiare e coltivare la sua passione per la pittura, un desiderio semplice e al contempo potente, che rispecchia la sua passione per la vita e per le relazioni umane.
– Angioletta mi racconti qualcosa di te, del tuo lavoro e delle tue passioni?
Sono Angioletta Monica sono nata a Siracusa e vivo a Cozzo da circa 12 anni. Ho lavorato prima come sindacalista dei chimici, degli alimentaristi e poi, da pensionata, come segretaria della Lega di Mortara del sindacato pensionati, ora sono componente del direttivo nazionale della CGIL e attivista a Mortara e in diverse zone della Lomellina.
– Quanto è importante oggi il sindacato in un mondo del lavoro che cambia velocemente?
È fondamentale. Il sindacato è l’unico strumento per far valere i diritti dei lavoratori, anche in un mondo che sta cambiando e dove la precarietà è diffusa. Aiuta le persone a non sentirsi sole e a conoscere i propri diritti. ÷Quali sono le fragilità e i problemi che incontri nel tuo lavoro quotidiano? Da noi a Mortara i problemi principali riguardano la precarietà, la consapevolezza dei propri diritti e la solitudine nel mondo del lavoro. Un esempio concreto sono i lavoratori delle consegne a domicilio che spesso vengono sfruttati e solo grazie al sindacato possono tutelarsi.
– Quali sono le principali sfide dei pensionati oggi?
L’invecchiamento porta acciacchi e problemi di non autosufficienza. Molti pensionati vivono soli e faticano a trovare risposte adeguate nella sanità e nel supporto sociale. Il sindacato, oltre a offrire tutela, organizza momenti culturali e di aggregazione per ridurre la solitudine.
– Come vedi Mortara e quali cambiamenti suggeriresti?
Mortara ha buoni collegamenti con Milano, ma i trasporti pubblici sono insufficienti. L’ospedale è decentrato e i punti di aggregazione sono pochi, spesso privati. Il Comune dovrebbe sostenere di più iniziative culturali e sociali, facilitando la socialità e la conoscenza del territorio. Che giudizio dai sui giovani che si avvicinano alla politica e all’amministrazione locale? Ho conosciuto ragazzi capaci e motivati, come Massimiliano Farrell che ha mostrato impegno e consapevolezza. Con il giusto supporto e formazione, possono crescere e diventare amministratori validi, portando un valore aggiunto alla città.
-Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Continuare a viaggiare. Con mia figlia ho visitato posti come Giappone e Cina e vorrei continuare a scoprire altre parti del mondo. Inoltre, voglio continuare a praticare la mia passione per la pittura. Sono desideri semplici, che riflettono la mia passione per la vita e per le relazioni con le persone care.
Uscendo dall’incontro con Angioletta , resto colpito dalla profondità delle sue riflessioni e dalla chiarezza con cui racconta la propria esperienza. Lei non parla solo di lavoro e sindacato, ma porta l’attenzione sulla vita concreta delle persone, sulle difficoltà di chi affronta la precarietà, sulla solitudine degli anziani e sulla necessità di creare comunità vive e partecipate. Il suo racconto mette in luce quanto l’impegno individuale e collettivo possano fare la differenza, quanto la conoscenza dei diritti e la partecipazione siano strumenti di emancipazione e sicurezza. Parlando di Mortara, mostra un legame profondo con il territorio e la sua gente: conosce i punti di forza della città, ma sa anche indicare le aree in cui è necessario intervenire. La sua visione non si limita alla critica, ma suggerisce soluzioni concrete, dall’attenzione ai trasporti al sostegno alle iniziative culturali e sociali, sempre con lo sguardo rivolto ai più fragili. E infine, il lato più umano emerge quando parla dei giovani, dei pensionati e dei sogni personali. Insomma unisce competenza, esperienza e passione, facendo capire che la politica, il sindacato e l’impegno sociale non sono distanti dalla vita quotidiana: sono strumenti per costruire una comunità più giusta, solidale e consapevole. Uscire dall’incontro con lei significa portarsi dentro l’esempio di una vita dedicata agli altri, la consapevolezza che anche un piccolo gesto, una scelta informata, un momento di aggregazione culturale possono cambiare la qualità della vita di chi ci circonda.
A me tutto questo sembra tantissimo.