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Intervista a Cinzia Materossi

by Rino Arrigoni

9 Aprile 2026

ADRIANO ARLENGHI

Ci mettiamo in un angolo del mercato e mentre gli amici distribuiscono i volantini per il referendum sulla giustizia, Cinzia Materossi parla con gentilezza e attenzione risponde quasi in punta di piedi alle infinite domande.

Cinzia racconta la sua vita, la città in cui vive e le persone che incontra ogni giorno, con la voglia profonda di rendere Mortara un posto migliore dove vivere e abitare. Basta fare domande e lei ci innesta ricordi, riflessioni, desideri, facendo emergere un mondo fatto di cura, attenzione e impegno civile.

÷ Domanda: Cinzia, raccontami qualcosa di te: lavoro, hobby, viaggi, interessi.

Vivo a Mortara da circa vent’anni, prima ho vissuto a Roma e a Milano. Ho lavorato per tanti anni e ora la mia attività principale è il volontariato nel sindacato e come vicepresidente dell’Anpi di Mortara. All’interno di queste realtà organizziamo iniziative culturali, proiezioni di film con temi sociali e convegni su argomenti importanti come immigrazione e storie partigiane. Mi piace stare a contatto con le persone, ascoltare i loro bisogni e aiutarle a trovare soluzioni, sia per questioni burocratiche sia per sostegno emotivo.

÷ Domanda: Come vivi il tuo ruolo di volontaria e di sostegno agli altri?

La mia attività non è solo pratica, ma anche umana. Accogliere le persone, soprattutto gli anziani, e offrire loro uno spazio per sfogarsi, raccontare la propria vita, sentirsi ascoltati è fondamentale. A volte ricevo ringraziamenti inaspettati: oggetti fatti a mano, piccoli gesti che vengono dal cuore. Questi segnali mi fanno capire che il lavoro svolto ha un valore simbolico e umano, oltre che sociale.

÷Domanda: Che idea ti sei fatta di Mortara? Cosa ti piace e cosa cambieresti?

Arrivando qui vent’anni fa avevo trovato una città che era più accogliente e viva. Ora, per via della crisi e delle amministrazioni succedutesi, molti negozi hanno chiuso e i punti di aggregazione sono pochi o inesistenti. Penso ai giovani, agli extracomunitari: servirebbero luoghi che permettano loro di integrarsi, di conoscere la città, di sentirsi parte della comunità. L’assenza di inclusione genera piccoli fenomeni di delinquenza, che nascono dalla trascuratezza sociale. Ci vorrebbero spazi e progetti che uniscano e non escludano.

÷ Domanda: E il volontariato e l’associazionismo culturale che ruolo hanno per te?

Il volontariato permette di dare forma concreta alle idee e ai valori in cui crediamo. Nel sindacato, nell’Anpi, e in iniziative come quelle sul referendum, cerco di spiegare alle persone le ragioni del voto, di incoraggiarle a partecipare attivamente. Vedere giovani e persone che mettono la passione al servizio della città dà speranza e infonde fiducia nella possibilità di cambiamento. Massimiliano Farrel per esempio, rappresenta un esempio positivo: giovane, preparato, capace di ascoltare e proporre idee equilibrate.

÷Domanda: Il mondo sembra sempre più instabile e pieno di conflitti.

Mi preoccupa molto la situazione internazionale. Tempi incerti, guerre, minacce di conflitto globale: tutto questo fa paura. Mi auguro che i governanti europei usino intelligenza e responsabilità, evitando derive che possano trascinare il continente in una nuova guerra. La speranza è che si scelga la pace e il dialogo, invece del conflitto.

÷ Domanda: E infine, qual è il tuo sogno nel cassetto?

Sogno una Mortara più accogliente, inclusiva, viva culturalmente, e un mondo migliore, senza guerre, senza fame e senza esclusione. Vorrei che i giovani potessero costruire il loro futuro qui, senza dover emigrare, e che ognuno potesse sentirsi parte della comunità. Sogno un impegno collettivo che renda possibile questa speranza, un mondo dove la gentilezza e l’ascolto non siano rari, ma la norma.

Ci salutiamo con un sorriso, mentre Cinzia torna ai distribuire volantini. Le sue parole restano nell’aria, delicate e ferme insieme, come un invito a prendersi cura della città e delle persone. Ascoltarla significa comprendere che l’impegno civile non è mai vano: è fatto di gesti piccoli, di attenzione e di presenza costante.

E in quella presenza c’è già la promessa di un luogo più umano, più vivo e più accogliente per chi lo abita.

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