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Intervista a Gianni Saretto

by Rino Arrigoni

18 Maggio 2026

ADRIANO ARLENGHI

Gianni Saretto non è solo un medico, ma un testimone attivo dei cambiamenti sociali e civili che hanno attraversato l’Italia dagli anni ’60 a oggi. In questa chiacchierata, si mette a nudo con la serenità di chi ha settantacinque anni e una storia densa da raccontare: dalle lotte studentesche a Pavia alla medicina vissuta come missione di cura verso gli ultimi, passando per lunghi anni di cooperazione internazionale in America Latina. Oggi, cittadino di Mortara e candidato a sostegno di Massimiliano Farrel, porta con sé un bagaglio di esperienze che fondono etica del lavoro, sensibilità politica e una profonda attenzione per le nuove generazioni. Un racconto il suo, che parte dalle aule universitarie per arrivare ai sogni di un mondo più giusto e colto.

Gianni, raccontaci qualcosa di te. Qual è stato il tuo percorso e cosa hai fatto nella vita?

“Ho 75 anni e credo di essere uno tra i candidati più anziani in appoggio a Massimiliano. Ho una lunga storia da raccontare, partendo dagli studi a Pavia. Erano gli anni tra il *’69 e il ’75* , ho partecipato ai movimenti operai e studenteschi militando nelle formazioni della contestazione. Ho scelto medicina del lavoro, che era la tipica conclusione per chi aveva una militanza a sinistra; tutti finivano lì o in psichiatria. Per la tesi studiai la situazione degli operai della Fonderia e della Necchi. Poi ho lavorato proprio come medico del lavoro: il primo impiego fu a Vigevano, ma venni già allora a Mortara, chiamato dal dottor Montalenti per indagini sulla Marzotto e sulla Toscana Gomma di Robbio.”

C’è stata però una parentesi molto importante all’estero, vero?

“Sì, una parentesi molto lunga dedicata alla cooperazione internazionale. Sono stato in America Latina *dal 1983 al 1991.* Ho lavorato in quartieri poverissimi a Lima per *quattro anni* e poi in Brasile, a Salvador de Bahia. Sono state esperienze fondamentali perché ho colto l’importanza della partecipazione popolare, dell’innovazione e della necessità di riscattare situazioni fragili. Rientrato in Italia, ho lavorato fino al 2011 al servizio di prevenzione e sicurezza del lavoro a Pavia, ricoprendo anche il ruolo di responsabile e lavorando per cinque anni in Regione sulla progettazione contro infortuni e malattie professionali. Ora sono pensionato, ma un po’ di attività medica la faccio ancora.”

Essere medico, per te, sembra più una vocazione che una carriera…

“Sicuro. Ci sono dei valori sotto, valori incisi a sinistra nel modo in cui ho tentato di viverli. Ho sempre avuto sensibilità per la sicurezza sul lavoro; la sinistra è stata più attenta a queste tematiche, come la strategia europea che responsabilizza i datori per il benessere in fabbrica. Credo nel multiculturalismo, in un’economia non ‘sciupona’ e nel rispetto dell’ambiente. In questo mi sento vicino a Papa Francesco, specialmente per le sue posizioni sulla pace. Negli ultimi dieci anni mi sono riavvicinato alla politica proprio per voler realizzare questi contenuti.”

Hai vissuto l’epoca d’oro della medicina sociale. Cosa pensi della direzione attuale?

“Quando mi sono laureato i maestri erano Giulio Maccacaro, Giovanni Berlinguer, Franco Basaglia. Era un’idea di salute attraverso la partecipazione. Oggi si è tornati a una medicina individuale, che privilegia la specializzazione e la separazione, senza vedere l’insieme. Io preferisco ovviamente la prevenzione e i momenti partecipativi.”

Parliamo di Mortara, la città dove vivi dall’87.

“Per anni ho vissuto Mortara da pendolare, con un impegno scarso verso la città perché lavoravo fuori. Conosco bene la difficoltà degli spostamenti e sono attento all’ambiente. Mi sembra fondamentale recuperare la dimensione del ‘fare gruppo’, l’aggregazione e la cultura. Sono aspetti che il programma di Massimiliano. Lo conosco da quando era piccolo, andava a scuola con i miei figli. Mi entusiasma vedere tanti giovani nella sua lista: loro hanno svantaggi clamorosi rispetto alla nostra generazione e vederli impegnarsi per un progetto di città è lodevole.”

Qual è il tuo sogno nel cassetto oggi?

“Sento molto la questione della guerra. Vedo personaggi internazionali negativi, come Trump o Putin. Spero si torni al dialogo tra i popoli e che si affermi l’Europa; mi sento molto europeo. A livello personale, mi sono appassionato alla filosofia, ascolto molti podcast. Mi piacerebbe approfondire, la cultura resta il percorso che mi dà più soddisfazione. Vorrei solo stare bene in salute e andare avanti con curiosità di ogni tipo.”

L’incontro con Gianni Saretto restituisce l’immagine di un amico che non ha mai smesso di studiare e di osservare il mondo con occhio critico e partecipe. La sua non è una candidatura di facciata, ma il naturale proseguimento di un impegno civile iniziato tra i banchi dell’università e maturato nelle periferie del mondo. Tra una riflessione filosofica e un ricordo professionale, emerge la volontà di mettere la propria esperienza a disposizione di chi, oggi giovane, prova a disegnare il futuro di Mortara. Una testimonianza di coerenza che lega indissolubilmente la cura del singolo alla cura della comunità, con la consapevolezza che solo attraverso la partecipazione e la cultura si possa realmente costruire una società più sana e pacifica.

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