Home » Continua la strage. Morti di profitto

Continua la strage. Morti di profitto

by Rino Arrigoni

20 dicembre 2021

#mortisullavoro “Caduti sul lavoro. Il lavoro ha ormai smesso di essere la frontiera più avanzata dei diritti, dove individuo si trasforma in cittadino. È un avamposto di guerra, dove si combatte ogni giorno per la sussistenza e spesso sopravvivenza”, scrive oggi Massimo Giannini su La Stampa, uno dei quotidiani della famiglia Agnelli-Elkann.

Ci fa piacere che si ammetta ma, come per Antonio Polito del Corriere della Sera, si ha la sensazione che l’unico operaio buono è quello morto. Come nel caso di Luana D’Orazio, la strage infinita balza all’attenzione dell’informazione quando c’è qualcosa che colpisce sul piano emotivo. In questo caso il selfie ha restituito umanità a quelli che normalmente sono numeri.

Colpisce che il coro dell’informazione oggi esprima cordoglio e commozione mentre per giorni abbiamo assistito a un attacco senza precedenti al sindacato, reo di difendere i diritti di chi rischia ogni giorno la vita per salari tra i più bassi d’Europa.A Giannini segnalo che il lavoro ha smesso di essere “frontiera dei diritti” da quando la politica e l’informazione si sono convertite al neoliberismo (magari formalmente negandolo).Dagli anni ’90 va avanti in Italia una guerra contro i diritti della classe lavoratrici con la complicità e il fortissimo incoraggiamento dell’informazione.

Nell’articolo 1 della #Costituzione l’impresa e il profitto, un po’ meno il mercato, hanno preso il posto del lavoro come fondamento della repubblica.

E la lotta di classe è stata dichiarata inesistente nel momento in cui lo strapotere del capitale diventava totalitario.

Perché in questi anni i tagli ai controlli non hanno mai indignato e non sono mai finiti in prima pagina?

Qualche cifra. L’organico Inail dal 2010 a oggi è diminuito di 2 mila unità, più del 20 per cento del totale e gli ispettori sono oramai ridotti a poco più di 200; i dipartimenti di prevenzione delle Asl, quelli cui spetta la funzione ispettiva nelle aziende, hanno visto i propri addetti ridursi dai 5 mila del 2009 ai 2 mila del 2020; impiegati dell’ispettorato nazionale del lavoro con un organico ridotto da 6500 a 4500 unità.

Ci sono regioni in cui è presente un solo ispettore Inail e province dove non c’è nemmeno un ispettore Inps.Si è portato avanti anche il tentativo di cancellarlo proprio l’Ispettorato Inps che per 10 anni non ha avuto turn over. Ma quel che più conta è che in un trentennio è stato completamente precarizzato il mondo del lavoro.

La precarietà toglie potere contrattuale, favorisce la desindacalizzazione e quindi la diminuzione della autotutela collettiva nel luogo di lavoro.

E cosa dire del far west di appalti e subappalti?

I rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza sono addirittura divenuti bersagli, come nel caso emblematico della sentenza vergognosa sulla strage ferroviaria di Viareggio.

Perché in cima alle riforme non c’è l’introduzione del reato di omicidio sul lavoro?

Quanti editorialisti hanno chiesto le dimissioni del ministro Brunetta?

Vogliamo dirlo che è assurdo parlare di imprese vessate dai controlli?

Riferisce Fillea Cgil: “capita che segnaliamo irregolarità all’Ispettorato o alla Asl e, data la carenza di ispettori, il controllo arrivi quando il cantiere è ormai chiuso oppure dopo che la voce è arrivata all’azienda. Casualmente, in quei casi non si trova neanche un lavoratore in nero, i dpi sono stati distribuiti correttamente e i ponteggi sono stati rimbullonati.

Oltre a rafforzare la capacità ispettiva dovremmo organizzare veri e propri blitz o prevedere, come in Francia e Germania, agenti sotto copertura anche per le violazioni lavoristiche: ispettori che si fingono operai per entrare nei cantieri”.

Un ispettore Inps: “A furia di razionalizzare usciamo sempre meno e controlliamo sempre meno, siamo sempre meno efficienti e meno efficaci. L’attività di vigilanza viene condivisa in commissioni e sub commissioni a carattere nazionale, regionale e sotto regionale, e così non è più un’azione efficace. Troppi ne sono a conoscenza e troppo lunghi sono i tempi. Viene minato l’effetto deterrente e la tempestività, altrettanto fondamentale. In Inps con gli attuali ispettori (sotto i 1000) ci vorrebbero 26 anni per ispezionare tutte le aziende. E l’Inail nei primi 9 mesi del 2021 ne ha controllate meno di 6.923 su oltre 3,2 milioni assicurate. A fine anno sarà ispezionata un’azienda su 350. Come si può parlare di sovrapposizioni? Le ispezioni sono minime”.

Nell’Italia dei bassi salari e della precarietà consiglierei di approfondire il tema dell’intensificarsi dello sfruttamento dentro le fabbriche. A partire dal gruppo Stellantis. Non ci sono solo gli incidenti mortali ma anche un lavoro che usura, causa malattie e infortuni. E che non sempre vengono nemmeno dichiarati.

Consigliamo maggior rispetto per lavoratrici e lavoratori anche quando sono ancora vivi.

Maurizio Acerbo

Potrebbe piacerti anche