21 marzo 2022
Ieri siamo scesi in piazza a Pavia, come Giovani Comunisti, per dire sì alla pace e no a tutte le guerre.
Lo slogan “nè con Putin nè con la Nato”, che è stato oggetto di numerose critiche nelle ultime settimane, è uno slogan giusto che noi rivendichiamo con orgoglio, perché essere contro la guerra significa essere contro tutte le forme di imperialismo e di nazionalismo. ![]()
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Noi condanniamo senza se e senza ma l’aggressione della Russia di Putin nei confronti dell’Ucraina. Al tempo stesso, però, ricordiamo anche che le tensioni geopolitiche a cui noi assistiamo oggi non sono comparse all’improvviso tre settimane fa e nemmeno nel 2014, quando avvenne l’occupazione della Crimea da parte di Putin e scoppiò la guerra tra nazionalisti ucraini e separatisti filo-russi nel Donbass.
Le tensioni geopolitiche in quell’area cominciano nel 1991, con la dissoluzione dell’Unione Sovietica e del Patto di Varsavia. Dal 1991 ad oggi la Nato ha visto il periodo della sua massima espansione verso Est, senza che sia mai stato messo in discussione il ruolo che la Nato avrebbe dovuto ricoprire dopo la caduta dell’Unione Sovietica.
Inoltre, gli Stati Uniti a quel tempo fecero una promessa che non fu mai mantenuta, ovvero che la Nato non si sarebbe mai allargata ulteriormente verso Est.
Noi dobbiamo avere dunque il coraggio di dire alcune cose che troppo poco spesso vengono dette.
La prima è che l’Occidente è corresponsabile di questa guerra a causa degli errori storici e strategici che sono stati fatti.
La seconda è che questa guerra poteva essere evitata se nel 2014 fossero stati rispettati gli accordi di Minsk, che prevedevano la neutralità dell’Ucraina e l’autonomia delle repubbliche separatiste del Donbass.
La terza è che l’invio delle armi da parte dei governi europei è un grave errore, perché questo provocherà più morte e più distruzione. Statisticamente parlando, più armi ci sono in giro e più morti ci saranno. Più armi ci sono in giro e più la guerra andrà avanti. Essere pacifisti significa lavorare affinché i presidenti di Russia e Ucraina trovino un compromesso e vengano avviate delle trattative serie e costruttive. Su questo, e non sull’invio delle armi e sull’aumento delle spese militari, dovrebbero ragionare il nostro governo e i governi dell’Unione Europea.
La quarta ed ultima è che dobbiamo ricordarci che nel mondo ci sono altri conflitti in corso, oltre a quello in Ucraina: dalla Siria allo Yemen fino ad arrivare ai diritti negati del popolo palestinese e del popolo curdo rispettivamente da parte dello stato di Israele e della Turchia di Erdogan.
Noi dobbiamo dire no a tutte le guerre e ricordare che non esistono rifugiati di guerra veri e rifugiati di guerra finti. Tutti coloro che scappano dalle guerre hanno diritto allo stesso trattamento al di là del colore della pelle e della religione di appartenenza.