3 luglio 2022
ADRIANO ARLENGHI
L’autunno sarà una tragedia. Il futuro che ci aspetta sarà terribile, soprattutto lo sarà per molte persone che non hanno disponibilità economiche e toccherà centinaia di persone anche nella mia città.
Non bisogna essere dei draghi per capire cosa accadrà tra pochi mesi e nemmeno avere consulenti finanziari o streghe capaci di leggere il futuro. Basta avere voglia di leggere il report del “Global Wealth 2022” del Boston Consulting Group (BCG) appena uscito e poi il riassunto fatto dal Sole24ore per capire cosa accadrà.
Gli effetti della guerra sull’economia saranno particolarmente gravi. Le sanzioni che dovevano mandare in crisi la Russia stanno contemporaneamente alimentando in Europa e nel mondo una forte inflazione con un aumento incredibile dei prezzi ed in particolare di quelli base, quelli che servono alla più parte delle persone per vivere decentemente. Per mangiare, scaldarsi, muoversi.
Lo scenario ipotizzato in caso di una prosecuzione, che è molto probabile, della guerra in Ucraina prevede un impatto più forte sul Pil, con il 5% di mancata crescita della ricchezza a livello globale nel 2022, il 10% nel 2023 e il 7% nel 2024.
Anche le previsioni sull’inflazione sono peggiori: è prevista dell’8% nel 2022 e del 13% nel 2023 e nel 2024. A parità di salario o di stipendio significa semplicemente che in tre anni ogni cosa vedrà salire il prezzo di un terzo.
Perché tutto questo? Bè, diciamo semplicemente che la nostra cara e vecchia Europa in obbedienza alla strategia militare della Nato, ha ingaggiato un braccio di ferro economico con la Russia che sta progressivamente provocando la debilitazione di tutti i contendenti.
Il piano di ripresa annaspa nelle sabbie mobili di una guerra senza fine. La smania della vittoria sta soffocando tutti.
Si va esaurendo ogni speranza che il PNRR, quello su cui anche a Mortara contano in tanti per avere più danari per la spesa pubblica, possa servire a risollevare e riconvertire l’economia verso la sostenibilità dopo la drammatica prova del Covid.
L’errore fondamentale è stato quello di ritenere che un corpo economico già debole, appena risvegliato dal coma del Covid, potesse mettersi a fare le flessioni per l’addestramento militare e a imbracciare il fucile per andare in guerra.
Una nazione non può sopportare uno shock come il Covid e poi subito dopo un altro shock come la guerra.
Non ci voleva un master in economia per capire che questa scelta sarebbe stata un disastro. Un suicidio sociale. Per questo in molti a partire da Peacelink sostengono che il movimento pacifista deve prendere in mano tutti i risvolti della crisi e collegarsi agli attori sociali che sono danneggiati dalla guerra, facendo fronte unico con i disoccupati e con i lavoratori, con le loro rappresentanze sindacali.
Per fare cosa? Per disertare la guerra. Una strada necessaria per sfuggire alla spirale di una crisi disastrosa che non sta portando alcun vantaggio, neppure all’Ucraina. Ed è questa la cosa assurda e paradossale di cui sempre meno si parla.
La guerra è il grande fallimento. E il disastro parallelo è stato credere di fermarla alimentandola sempre di più.
A Mortara, il nuovo assessore delegato ai servizi sociali, deve capire da subito quale sarà la fotografia dell’autunno e predisporre strumenti di contrasto alla povertà e alla solitudine eccezionali.
Insomma è necessario un cambio di passo.
E’ in gioco la tenuta sociale anche della mia città.