13 Agosto 2023
ADRIANO ARLENGHI
Si presenta così, con una serietà e con una scioltezza di parole e di sguardi che non immagineresti mai in un ragazzo molto giovane. Poi ti accorgi che la nuova generazione corre veloce e che, nonostante i tempi non particolarmente felici del tempo presente, i millenial si affacciano sulla scena del mondo con una grande energia. Con la voglia che è stata anche presente negli anni sessanta di incidere sulle storie del mondo per cambiarlo. È un agosto caldissimo. Siamo nel grande cortile della Croce locale. Sui tavoli di plastica e di legno si accumulano borse piene di sugo, biscotti e pane.
“Mi chiamo Massimiliano Farrell, sono nato a Vigevano, nel 2002. Attualmente studio Scienze politiche all’università di Pavia, dopo avere frequentato il liceo classico Cairoli a Vigevano. Attualmente scrivo per l’Informatore Lomellino. Sono entrato in Croce Rossa subito dopo la pandemia, insieme ad un amico che si chiama Lorenzo che aveva un sogno grande, quello di entrare anche lui a far parte del grande team locale. Mi sono avvicinato a questa grande associazione per diversi motivi. Mi sembrava importante in un momento difficile dare il mio personale contributo alla città dove vivo e in generale al gran mondo del volontariato. Per questo faccio attività anche in altre associazioni, nei sindacati, e sono un militante politico nei Giovani Comunisti e in Rifondazione Comunista. Sono convinto che oggi chi è giovane non è in alcun modo tenuto in considerazione dalla politica in generale e dai programmi elettorali, non ci si preoccupa di investire attenzione su quello che sarà il futuro del nostro Paese.
La mia generazione però risponde a questo non fuggendo, ma avvicinandosi al mondo del volontariato e all’attivismo sociale. A Mortara e un po’ ovunque, io vedo fiorire un gruppo interessante di associazioni e di movimenti, c’è un desiderio forte di essere attivi e contribuire così a fare la propria parte. Per migliorare la propria comunità di appartenenza. Questo lo riscontro nella Croce ma anche in altre associazioni di cui faccio parte. Come l’Anpi, l’Udu, o la Contrada della Torre. Io penso che ognuno secondo le proprie inclinazioni, tiene forte dentro di sé la voglia di contribuire a migliorare l’esistente, la comunità. Il mondo del volontariato rappresenta una forte risposta ad una politica che non è capace di dare molto ai giovani. I giovani per questo sempre più entrano nel volontariato, in questo modo fanno sapere di esserci anche loro, chiedendo considerazione per il loro desiderio di fare.
Molti giovani si avvicinano al volontariato per questo, lo vedono a volte come un percorso sostitutivo della politica. Dove la politica delude, il volontariato crea risultati concreti nella vita delle persone”.
La domanda d’obbligo, che mi sento di fare, è quella di sapere se a tuo modo di vedere le cose, il volontariato è in grado di intercettare in maniera più precisa e puntuale i sogni e i bisogni che emergono in una società che si trasforma molto rapidamente.
“Il mondo del volontariato è molto più attento a percepire i bisogni e spesso riesce a dare risposte concrete, permette soprattutto dove non sono presenti grandi luoghi di aggregazione, di convivialità, soprattutto per i giovani, a restituire un senso di comunità, di appartenenza. Oggi viviamo in un mondo dove siamo sempre più soli, dove aumentano in misura esponenziale le nuove e le vecchie forme di solitudine, anche per via della crescente digitalizzazione. Fare rete e lavorare insieme per cause condivise, rappresenta un modo per far parte di un gruppo. Una comunità di appartenenza che rafforza i legami che sempre più vengono a mancare nella società contemporanea”.
I centri di servizio parlano oggi di sei milioni di persone che in Italia fanno volontariato, due milioni sono nel volontariato informale, banalmente questo può essere anche lo scambio di favori tra vicini di casa. Ecco di questo aiuto agli altri che spesso non si vede, ma crea legame, che ne pensi?
È presente e l’ho visto in opera, in particolare nel periodo del Covid, dunque in una emergenza importante. Io stesso e poi la mia famiglia, abbiamo dato una mano soprattutto alle persone più anziane ed in difficoltà del mio condominio. Per fare la spesa, in modo che non dovessero rischiare la salute uscendo di casa”.
Una domanda personale, cosa fai esattamente in Croce Rossa?
“Principalmente, avendo fatto solo il corso base, e dunque non potendo salire in autoambulanza, anche se valuterò in prospettiva se fare pure il secondo modulo, preparo le borse alimentari per chi ha bisogno. Un servizio erogato ogni mese ed essenziale per decine di nuclei familiari. Certo dovrebbe essere lo Stato a occuparsi del welfare e questo è un esempio in cui la politica non è in grado di dare risposte adeguate ai bisogni delle persone. Per questo il mio contributo, anche se minimo va nella direzione di dare una mano verso quelle fasce di popolazione che oggi si trovano più in difficoltà e marginalizzate”.
A Mortara ci sono molte associazioni che lavorano in filoni diversi: ambiente, diritti, solidarietà, sanità, cultura. L’impressione di molti però, è che ogni associazione è slegata dalle altre. Per questo ti chiedo se ritieni possa essere utile a Mortara un coordinamento capace di un maggior scambio di idee e di una progettualità comune. Magari inseguendo il fil rouge che accomuna i vari campi del bisogno.
“A Mortara c’è un tessuto associativo molto fertile, manca una progettualità comune, c’è difficoltà a lavorare insieme. A mio parere dovrebbe essere l’amministrazione Comunale a dare una spinta aggregativa in questo senso, creando una consulta delle associazioni capace di raggruppare tutte quelle che ne vogliano fare parte. Spesso le iniziative proposte sono autoreferenziali e a volte le iniziative si sovrappongono. Un limite da superare, perché le tante realtà associative esistenti potrebbero mettersi insieme ed essere più generative. In sostanza sfruttare al massimo la potenzialità espressa dal terzo settore.”
La complessità del mondo sembra annullare il futuro, pandemia, guerra, ingiustizia, clima. Tanti giovani sono tentati di rimanere alla finestra, senza grandi sogni. Tu sei ottimista?
“Stiamo vivendo un periodo difficile: c’è una crisi economica, una crisi climatica, la guerra che sta raggiungendo l’Europa e il momento non è dei migliori. Ma non tutto è perduto. Sta a noi giovani cambiare lo stato delle cose presenti, sovvertire l’esistente e creare un cambiamento che sembra impossibile ma non lo è. E fare il possibile nel nostro piccolo per chiedere ai governi e alle grandi multinazionali di non pensare al profitto, ma di cambiare registro e priorità. Dobbiamo però per questo, metterci a disposizione con i nostri corpi e con le nostre menti. Affinché accada. Dobbiamo metterci in gioco e se posso dirlo con una metafora: chi lotta può perdere, ma chi non lotta ha già perso in partenza”.
Un invito alle ragazze e ai ragazzi tuoi coetanei di Mortara a fare volontariato e magari anche alla Croce Rossa in particolare. Croce Rossa che come sappiamo attraversa un periodo non semplice dal punto di vista della militanza ed economico?
“Mi sento di lanciare un appello forte alla mia generazione. Il volontariato viene visto come un impegno, certo lo è ma è anche un modo per stare insieme per una causa comune, divertirsi, conoscere nuove persone, un’opportunità da cogliere. Certo molti giovani hanno impegni di famiglia, di studio, di lavoro, mancanza di tempo. L’invito però è quello di ritagliarsi comunque anche una piccola frazione di tempo, da dedicare al volontariato”.
Il libro che più ti è piaciuto o che hai letto di recente, una storia che hai raccolto che più ti ha intrigato, il tuo sogno nel cassetto?
“Il nuovo libro di Abbà sulla sua esperienza di Sindaco a Mortara, letto da poco in campeggio. Sono rimasto colpito per come è cambiato il modo di fare politica nei lustri, soprattutto nella partecipazione. Giuseppe parla che nel suo tempo vi era molto più fermento ed attivismo, più interesse per ciò che accadeva in città e nel mondo. Oggi tutto questo manca e la colpa è anche della politica con il taglio delle risorse destinate ai comuni, la privatizzazione dei servizi, la distruzione dei beni comuni. Un sogno?
Finita l’università mi piacerebbe entrare nel mondo delle relazioni internazionali, nella diplomazia e rappresentare il mio Paese all’estero. E poi viaggiare molto. Una visione globale, un’ambizione grande. Poi vedrò dove mi porterà il destino, dove soffierà il vento. Una compagna di università in campeggio mi ha sorpreso con la sua storia. Eleonora è di Pavia e lei ha deciso di entrare a far parte dell’Udu, il sindacato universitario studentesco, e per conoscerci tutti per la prima volta è venuta in campeggio con noi. Una scelta coraggiosa per questo suo desiderio di confronto e di voglia di conoscenza. Lei scrive molto bene e la sua scrittura è ricca di significato e di futuro”.