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In salute in malattia

by Rino Arrigoni

Adriano Arlenghi

La notizia in terra lomellina la fornisce il sito di Rifondazione di Vigevano. Parla dell’ennesima sconfitta della sanità pubblica, parla del fatto che al Policlinico San Marco di Zingonia, siamo nel bergamasco ma pur sempre in Lombardia, arriva il pronto soccorso privato a pagamento. Attenzione dico io, perché la via indicata è questa e non mi stupirei se tra qualche tempo anche da noi arrivasse la stessa “possibilità”. Dopotutto sentiamo spesso da amici o leggiamo sui giornali locali, dei tempi di attesa spaventosi per chi ha bisogno di cure con codici bianchi o verdi anche nel nostro ospedale territoriale e sappiamo che lì si riversano in tanti, per prestazioni che la rete dei medici di base oberata di lavoro non è più in grado di soddisfare.

A Zirconia accade il miracolo. Il nuovo servizio garantisce a chi arriva in ospedale, privato convenzionato, di essere preso in cura per medicazioni, piccoli e medi traumi, distorsioni, un dente rotto, la cistite, senza alcuna prenotazione o coda. Tutti problemi a cui il triage di un normale pronto soccorso assegnerebbe codici verdi o bianchi, con conseguenti attese di ore, e che fino a qualche anno fa erano gestiti per lo più dal medico di famiglia o dalla guardia medica. Dall’emergenza Covid in avanti, la rete di medicina territoriale ha mostrato di non reggere più.

Non si trovano medici che vogliano stare con il servizio pubblico e soprattutto assistiamo ad una scelta ben precisa di spostamento delle prestazioni dal pubblico al privato. Così spesso l’unica soluzione per essere curati, è andare in ospedale con l’effetto di sovraccaricare i pronto soccorso con tempi d’attesa esagerati.

A Zirconia paghi 149 euro e salti le code per le visite meno gravi. La Cgil dice: è il risultato di 25 anni di politiche regionali ingiuste, perché così si creano pazienti di serie A e di serie B. Cosa succede in pratica? Succede che a Milano, a Brescia, a Zirconia il Gruppo San Donato attiva il «pronto soccorso» a pagamento, lo fa in punta di piedi, senza annunci o tagli del nastro. Saltare le code ed essere curati appena si varca la soglia dell’ospedale ha un costo. Lo ricorda bene la pagina web del nuovo ambulatorio, che precisa come «una volta fatta l’accettazione e pagato il servizio, il paziente viene indirizzato allo specialista da lui scelto».

È la sanità per ricchi, figlia del depotenziamento della sanità pubblica territoriale, è l’amaro commento della Cgil. Insomma nella nostra Regione sempre più accade che pubblico e privato giocano su tavoli separati, a vantaggio del secondo, che si accredita per quello che reputa conveniente e poi si butta sugli spazi rimasti liberi. Io penso che dopo tante promesse nella mia Lomellina sarà a breve tutto diverso. Da noi arriveranno le tante sbandierate case e gli ospedali di comunità, la medicina territoriale respirerà e non si permetterà più che la sanità privata si infili nelle pieghe dell’inefficienza pubblica, creando disparità di trattamento e agevolazioni per chi può permettersele economicamente.

Però qualche giorno fa ho letto che c’è una revisione nel piano e che il Governo ha annunciato che mancando i denari, le nuove strutture territoriali, le case di Comunità e gli ospedali di Comunità scenderanno in Italia da 1.350 a 936 e gli ospedali di Comunità da 400 a 304. Slitterà pure la data della generalizzazione del fascicolo elettronico. Un altro colpo al cuore dello stato sociale che è la sanità pubblica. Meno denari giungeranno dalla lanterna magica del dal Pnrr. Dopotutto dobbiamo finanziare la guerra ed i sistemi d’arma perché il nemico è alle porte. Si dice che il governo assicura che reintegrerà il progetto con fondi statali, ma io penso che sia una grande bugia.

Per concludere parlerò di come sono rimasto male, quando passando giorni fa con la mia ricetta medica in mano, da una nota struttura mortarese, privata ma accreditata, il che significa che le prestazioni le paghiamo con la fiscalità generale e con le imposte sulle nostre buste paga e pensioni, ho visto un grande cartello in cui si specifica che tutto è chiuso nel mese di agosto. Anche il suo sito web sconsolatamente intelligenza artificiale che lo comanda ti risponde così “Per la prestazione selezionata non ci sono disponibilità al momento. Se vuoi essere il primo a sapere quando sarà possibile prenotare, riempi il form con la tua mail e sarai contattato”.

Legittime le ferie per tutte, mi sono detto. Ma chissà se esiste un accordo, per cui il privato accreditato concorda prestazioni e tempi di apertura con la sanità pubblica, oppure se decidono tutto da soli indipendentemente dalla situazione esistente e dalle previsioni di domanda? Una semplice curiosità. Agli amici e sono ormai tantissimi, che mi dicono che la sanità pubblica è diventata oggi uno schifo e mi raccontano storie di paura non so mai cosa rispondere.

Dopotutto non tocca a me dare risposte. E citando sottovoce il libro del grande maestro Marcello D’Orta, penso semplicemente “e io speriamo che me la cavo”.

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