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Trentotto gradi

by Rino Arrigoni

ADRIANO ARLENGHI

Fa caldo non c’è che dire, eppure il mercato si riempie di gente. Oggi vi si mischia una popolazione anziana e una molto più giovane. Ci sono coloro che abbronzatissimi sono appena tornati dalla vacanza, e quelli che invece sono rimasti in città tutto il mese e sono bianchi come la neve.

Agli estremi opposti della piazza e della tavolozza politica, Unione Popolare e Fratelli d’Italia si guardano un po con affetto e un po in cagnetto. Si contendono, si fa per dire, lo spazio libero. Unione Popolare però non ha il suo gazebo, la cui copertura è stata portata via dal grande vento di qualche settimana fa. Non importa perché i volantini che chiedono dieci euro per un’ora di lavoro, vanno a ruba. Nel senso che molti sono interessati e firmano la proposta di legge di iniziativa popolare.

Ci sono tutti, c’è Giuseppe che ha portato copie del suo ultimo libro, c’è Piero che mi racconta di uno strano sogno in cui io sono protagonista, c’è l’immancabile Sandro che dopo avere festeggiato i 90 anni non manca mai. Ed è fresco e allegro come un grillo. C’è Claudio che viene da Robbio e ha una grossa bendatura alla gamba, perché dopo una certa età gli acciacchi non mancano mai, e ancora Brigitte che mi parla degli ultimi pellegrini arrivati nella sua casa. Poi tutti gli altri, a partire da Luca il giornalista, che viene da centinaia di chilometri macinati in sella alla sua amata bicicletta.

La foto di gruppo è un rito immancabile. Come pure l’appuntamento di venerdì prossimo, per continuare a raccontare la incresciosa vicenda dell’incendio Eredi Fratelli Bertè, le cui macerie arse dal fuoco sono ancora tutti lì da portare via. La ragazza cinese che gestisce il bar della piazza, corre avanti e indietro per sfornare caffè bollenti, mentre i tavolini si riempiono di gente che ha voglia di chiacchierare e di raccontarsi. Per un attimo a me sembra di essere a Parigi nel quartiere di Montmartre. Poi ci ripenso e mi pento dell’accertamento. Do’ la colpa al sole che impedisce di mettere in fila i pensieri.

Al mercato i prezzi sono andati alle stelle, i pomodori negoziati a prezzo d’oro a cinque euro al kg, i fagiolin che i però sono stati raccolti a mano, vengono offerti a dodici euro al kg. L’autunno caldo consiglia di cominciare a limare tutte le spese. Una signora anziana cade sulla piazza e si fa male ad una gamba. C’è chi percorre il mercato e visiona le bancarelle infinite. volte. Non lo dice, ma pensa che non c’è altro più di un mercato cittadino, che sia capace di creare il piacere dell’incontro e della socialità.

Si parla di tutto. Lucia racconta della luna, Laura racconta del mare, Gianna della scuola, Ludmilla dei prodotti di pulizia, Massimo dell’Europa. La fine dell’estate è un cocktail di incontri. C’è un punto nella piazza dove uno strano gioco di correnti d’aria crea frammenti miracolosi di refrigerio. La mia bici aspetta pazientemente il mezzogiorno incollata al muro del negozio, da cui esce il profumo del pane.

Il rintocco della campana di San Lorenzo mi convince che ora di tornare. Un ragazzo ha piegato più volte il volantino sino a farne un grazioso cappello. Capace di fare due cose in contemporanea.

Mostrare il simbolo di Unione Popolare e allo stesso tempo proteggerlo dai raggi del sole.

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