6 Dicembre 2023
Lo sciopero di ieri di tutte le professioni sanitarie del servizio pubblico e convenzionato promosso dal sindacalismo autonomo ha rilevato una significativa adesione, a testimonianza del forte disagio in cui versa tutto il personale che lavora nella sanità, santificato a parole nella drammatica stagione del Covid e poi abbandonato e umiliato da retribuzione basse, da mancato turn- over che costringe a straordinari e /o a turni massacranti e ora minacciato nella finanziaria del Governo Meloni da una perdita secca ai fini pensionistici del valore degli anni in cui il calcolo era ancora retributivo.
La retromarcia – a parole – del governo non ha certamente placato gli animi e sgombrato le preoccupazioni. Rifondazione comunista condivide gli obbiettivi su cui lo sciopero era indetto, a partire dall’aumento dei fondi alla Sanità, delle retribuzioni e degli organici, che ogni anno sono sempre più al disotto delle necessità di cura della popolazione, ma pensa che il dato decisivo sia quello di fermare e impedire la privatizzazione del Servizio Sanitario, capovolgere il rapporto pubblico privato che in questo momento è funzionale alla espansione della medicina privata: un vero drenaggio delle risorse pubbliche che dalla debolezza e insufficienza della sanità pubblica si avvantaggiano espandendo la medicina privata, trasformando la salute in una merce, tra l’altro molto redditizia come ben sanno le multinazionali della Sanità privata che operano in Italia .
La salute non è una merce, la sanità non è una azienda.
Fabrizio Baggi, segretario regionale
Giovanna Capelli, responsabile regionale sanità
Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea – Lombardia