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Documento conclusivo XII congresso provinciale federazione di Pavia 

by Rino Arrigoni

29 Gennaio 2025

Teniamo questo nostro congresso in un momento storico drammatico e ricco di sfide difficili per il nostro partito e per tutta l’umanità, crisi climatica, guerra, politiche neoliberiste che peggiorano le condizioni di vita di gran parte dell’umanità, una destra sempre più aggressiva che ha come obiettivo ultimo lo stravolgimento della nostra carta costituzionale sono solo alcune delle sfide che abbiamo di fronte.

Tutto questo ci impone un salto di qualità del nostro modo di fare politica: non possiamo più limitarci alla denuncia e alla critica dello stato delle cose presenti, dobbiamo porci il problema dell’ efficacia del nostro lavoro.

I congressi di circolo appena svolti hanno evidenziato, nella nostra federazione, una partecipazione che, seppur in linea con gli anni scorsi, è inferiore rispetto alle necessità oggettive di un mondo che richiede un risveglio di militanza e partecipazione.
Sicuramente il dato positivo, a livello nazionale, della partecipazione nei congressi di circolo di tutto il paese, è il fatto che questo partito, seppur con tutti i suoi limiti, è riuscito a portare a votare, da Bolzano a Siracusa, quasi 6000 compagni e compagne. Numeri che gli altri partiti della “sinistra radicale” (alla nostra destra e alla nostra sinistra) si sognano.
Accanto a questi numeri c’è la consapevolezza che Rifondazione resta il partito con più iscritti tra quelli a sinistra del PD, tanto da essere, in molti territori anche della nostra federazione (pensiamo, per citare solo le città più grandi, a Vigevano, Voghera e Mortara) l’unico partito di sinistra presente e organizzato oltre al Partito Democratico.
Sicuramente non sono i numeri di un tempo ma lo crediamo, a nostro modo di vedere, un segnale importante ed un elemento di potenzialità di questo partito, su cui riflettere e su cui puntare nel miglioramento dell’efficacia del nostro lavoro. Serve scrollarsi di dosso lo sconfittismo e il pensiero di essere in una parabola discendente, per sancire questo nuovo congresso come un punto di partenza e di rilancio vero per quanto riguarda la nostra federazione.
La prima necessità da porsi, per un partito che vuole tornare grande, è quella di riuscire a coinvolgere, nel dibattito e nel lavoro quotidiano, quanti più compagni e quante più compagne possibile.

Non dobbiamo accontentarci del lavoro che svolgono, nei vari territori, i quadri locali, ma dobbiamo avviare un percorso che ci porti a formare i militanti di base andando incontro alle varie sensibilità dei nostri compagni e delle nostre compagne.

Necessita un maggiore coinvolgimento dei compagni nelle discussioni strategiche del partito.

Al termine del congresso nazionale dovremo convocare attivi di circolo per illustrare l’esito dello stesso e per impostare, dal basso, il lavoro da fare ripartendo dai presupposti del documento che state leggendo.

Il nuovo gruppo dirigente dovrà strutturarsi in commissioni di lavoro per meglio sviluppare il lavoro e il coinvolgimento di più compagni possibile utilizzando al meglio le competenze degli stessi.

Dovremo costruire una segretaria che non sia solo rappresentativa dei territori ma dando a ogni compagni compiti specifici in gradi di valorizzare le capacità di alcuni e di sviluppare quelle di altri.

In primavera si terranno una serie di referendum importantissimi, quelli promossi dalla CGIL sul lavoro, quello contro l’ Autonomia Differenziata e per il diritto alla cittadinanza per gli immigrati di seconda generazione nati nel nostro paese da genitori stranieri.
In tutti e tre questi quesiti il nostro partito, attraverso la sua militanza e il suo radicamento, ha dato un grosso contributo alla raccolta di firme.

Questi referendum sono una opportunità per aprire contraddizioni sia dentro il “popolo del centro sinistra”, per quanto riguarda i referendum della CGIL, e dentro il centro destra per quanto riguarda l’ Autonomia Differenziata.
Oltre a ciò dobbiamo mobilitarci perchè diventino, altro nostro interno, la prima occasione per impostare questo modello di organizzazione improntato sulla valorizzazione di compagni e compagne sul territorio, formando un gruppo di lavoro specifico sul tema che sia composto da un rappresentante per circolo che si occuperà, nel suo territorio, di tenere i rapporti con le altre realtà coinvolte in questi referendum.

Dobbiamo porci l’obiettivo di costruire in tutti i nostri territori comitati a sostegno di questi referendum, dobbiamo avere la capacità di interloquire con tutte le forze politiche, sociali e anche i singoli cittadini che sono disponibili a questa battaglia senza preclusione alcuna.

Dobbiamo essere presenti e attivi in tutti i luoghi di lavoro, di studio, nelle piazze con spirito unitario ma con le nostre proposte e la nostra identità.

La battaglia referendaria sarà una sfida difficile ma che dobbiamo vincere, pena un pesante arretramento delle istanze progressiste nel nostro paese, una battaglia che ci deve vedere protagonisti.

Dobbiamo rilanciare la battaglia per la Pace contro la guerra, anche su questo fronte il nostro approccio deve essere unitario ma chiaro, non basta essere per la pace, occorre essere contro la Guerra, non si può essere per la pace ma votare per l’invio di armi in Ucraina, non si può essere per la pace ma sostenere Israele e le sue politiche genocide.

Dobbiamo dire no all’ agenda Draghi che vuole imprimere un ulteriore spostamento a destra dell’assetto politico in Europa con una vera e propria politica di guerra e alla fantomatica “maggioranza Ursula” (ultima trovata di alcuni parlamentari del PD che tentano di spostare a destra l’opposizione politica e sociale al governo Meloni). 


Sulla questione ambientale dobbiamo sviluppare una battaglia contro il consumo di suolo, per l’utilizzo delle aree dismesse, contro le opere inutili e dannose come la tangenziale Vigevano- Malpensa e l’autostrada Broni Mortara, basta allo spargimento dei fanghi industriali nei nostri campi.
Dobbiamo, altresì, non relegarlo ad essere lo stereotipo che i nostri avversari ci cuciono addosso: noi non siamo “la sinistra dei no” ma quella che, avendo a cuore il bene comune, non si limita ad opporsi alle opere inutili ma fornisce delle valide alternative capaci di sfidare l’egemonia esistente anche dal punto di vista culturale.
Un validissimo esempio è la proposta ideata dai compagni e dalle compagne di Vigevano (e rilanciata in occasione delle elezioni amministrative del 2020 dello stesso comune) della costruzione, in alternativa alla Vigevano Malpensa, di una circonvallazione a basso impatto ambientale che, partendo dalla località “Soria” arrivi fino al ponte sul Naviglio grande di Abbiategrasso.
Contro gli stereotipi che ci cuciono addosso i nostri avversari dobbiamo costruire delle pratiche politiche nuove, dimostrando ciò che abbiamo in mente non solo propagandando l’alternativa ma anche incarnandola.

Abbiamo, nei prossimi mesi, due importanti appuntamenti elettorali, a Vigevano e Voghera, seconda e terza città della provincia.

L’obiettivo e’ quello di essere presenti in tutte e due le competizioni con una nostra proposta politica.

  • A Vigevano con una nostra lista PRC, inserita all’interno di un progetto politico più grande che è bene sviluppare partendo dalle necessità del territorio ed anche dalle particolarità della vicenda giudiziaria che ha attraversato la citta
  • a Voghera dove abbiamo da poco ricostruito il circolo valuteremo nei prossimi mesi quale progetto costruire per garantire una nostra presenza e visibilità.

Per fare tutto ciò necessita un salto di qualità del nostro modo di operare.

Non partiamo da zero, la nostra federazione svolge un ottimo lavoro, lo dimostra l’attivismo dei nostri circoli sia sulle tematiche locali che generali.
Oltre a tutte le potenzialità, espresse ed inespresse citate sopra, siamo l’unico partito in provincia che è in grado di organizzare feste di partito.
Le nostre feste sono delle vitali occasioni di ritrovo e condivisione e devono essere organizzate e gestite sempre tenendo conto del fatto che restano la più grande “vetrina” che abbiamo sulla gente comune. Dobbiamo conservare e implementare un modo di fare politica che concordi con ciò che pensiamo, innovandoci quotidianamente.

In alcune città più piccole abbiamo ancora una presenza a macchia di leopardo, dobbiamo, come abbiano fatto a Voghera, ricostruire la nostra presenza dove da tempo siamo assenti.

Negli ultimi anni abbiamo sviluppato una nostra positiva presenza tra le nuove generazioni, grazie all’ ottimo lavoro dei nostri Giovani Comunisti, anche in questo campo dobbiamo fare un salto di qualità, dobbiamo consolidare la nostra organizzazione giovanile attraverso una formazione adeguata ma soprattutto coinvolgendo i giovani nelle attività di partito, dobbiamo superare questa sorta di separazione tra il partito e i GC.
L’unico modo possibile per amalgamare generazioni diverse è quello di creare dei momenti e delle possibilità in cui lavorare assieme. Anche per questo è necessario, quindi, non solo che la segreteria venga composta da compagne e compagni di età diverse (GC e partito) ma anche che quei compagni della segreteria aventi delle responsabilità che richiedono particolare impegno, formino delle commissioni in cui far cooperare compagni di ogni età che trovano uniti dalle sensibilità comuni.

Un ambito che, su tutti, può fungere da esempio è quello della comunicazione: anche qui non partiamo da zero grazie al lavoro di pochi compagni che si sono sobbarcati interamente la gestione dei siti internet e della pagine social, grazie al quale abbiamo fatto grandi passi avanti ma ancora insufficienti.
Il prossimo gruppo dirigente, quindi, dovrà trovare compagni che si responsabilizzino nella gestione della comunicazione, individuando in ogni circolo un responsabile o una responsabile che, oltre a comporre il gruppo e ad aggiornare le pagine locali, andranno a formarsi sul tema grazie al confronto intergenerazionale.


Un altro ambito su cui, per esempio, è importante costruire un gruppo di lavoro è la situazione finanziaria.

Per fare politica necessitano risorse economiche, il nostro è un partito che vive di lavoro volontario e autofinanziamento, ha bisogno di sviluppare una serie di iniziative tra la gente atte a permetterci di avere entrate adeguate alle nostre esigenze. Non dobbiamo limitarci al generoso contribuito di militanti, iscritti e simpatizzanti, ma dobbiamo costruire modalità di autofinanziamento che ci permettano non solo di allargare la base di persone che ci aiutano ma anche di uscire dalla sola logica del “contributo a fondo perduto”.
Serve rispolverare vecchie frontiere (magliette, calendari, materiale di ogni tipo che la federazione può produrre e rivendere nei circoli ed alle feste) ed esplorarne di nuove (come, ad esempio, l’avviare sottoscrizioni online all’avvicinarsi di campagne elettorali o moment importanti).

Un ultimo ambito su cui ci sembra importante discutere è quello della mobilitazione dei nostri militanti e delle nostre militanti in associazioni e realtà locali del territorio. Il nostro partito si caratterizza per importanti numeri di compagni e compagne che, avendo la tessera a Rifondazione, danno attivamente una mano a realtà territoriali (associazioni che praticano mutualismo, scopi specifici, raccolte fondi, collettivi culturali ecc…) che poi ritroviamo, nei nostri territori, al nostro fianco.
Serve che il nostro partito sia in gradi creare più livelli di mobilitazione politica, di modo da coinvolgere anche questi compagni che hanno, evidentemente, tanta voglia di rendersi utili per quelle che sono anche le nostre idee, ma che hanno della reticenza nel volerlo fare con il nostro partito (per i motivi più disparati). Il nostro partito deve individuare, nei vari circoli, questi compagni e queste compagne (magari nominando un responsabile ai rapporti con le realtà apartitiche locali) per riuscire a mobilitarli nella creazione e nel mantenimento di realtà (associazioni o altro) che il nostro partito può contribuire a far creare (aiutandole nello sviluppo attraverso i mezzi che solo il PRC ha in provincia) e che possono servire sia per far tornare a lavorare compagni che hanno smesso di militare ma anche per avere una sponda associativa, culturale o mutualistica alle lotte del nostro partito.

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