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27 Aprile 2025

PIERO RUSCONI

Ciao Angelo

Non poteva mancare quest’anno il saluto al giovane partigiano Aspesi, morto per la libertà e aveva soltanto vent’anni. Il suo ricordo ancora una volta è stato tratteggiato da Giuseppe nel luogo tra Nicorvo e Madonna del Campo dove c’è un cippo che ricorda il luogo in cui è caduto.

Un piccolo gruppo di una quindicina di persone, ma anche suoi parenti stretti, si sono inoltrati nel primo pomeriggio di oggi, attraverso le campagne. Seguendo un tratto della via Francigena, per poi lasciarla e superare un paio di passaggi a livello. Arrivare infine ad un enorme albero fatto a cespuglio che racchiude come in una piccola grotta, la stele in cui è inciso il suo nome.

C’era già deposto per lui sul basamento, un mazzo di fiori portato dall’amministrazione del comune di Nicorvo, ma Lucia ha voluto prendere dei papaveri rossi dal campo poco distante e lì ha lasciati lì in ricordo. È stato una bella passeggiata quella di oggi. In un tempo di primavera mosso da un sole tiepido e da un vento a tratti nervoso ma gentile.

Con le bandiere che sventolavano, abbiamo calcato la lunga strada poderale a tratti costellata di pozzanghere, tra risaie da poco allagate e purtroppo l’odore della chimica nell’aria. Da tanti anni ad Angelo abbiamo fatto questa promessa. La promessa di andarlo a trovare. A volte ci andiamo di giorno a volte di notte. Forse lui sa tutto questo e ci attende. Non dice nulla, ma noi pensiamo che sia felice nel vederci.

Dopo tutto di lì passano soltanto grandi trattori. Non hanno tempo per dedicargli nemmeno uno sguardo. Sul luogo in cui è caduto abbiamo cantato un paio di canzoni. Lo facciamo tutti gli anni. Il canto unisce i pensieri, intreccia le mani, invita a respirare la stessa aria di futuro. Poi un altro Giuseppe ci ha stupito e dalla borsa che teneva sottobraccio e che aveva nascosto fino a quel momento, ha tirato fuori un lungo salame crudo, pane fresco e ha cominciato ad affettarlo.

Una merenda improvvisata che assomigliava come valore simbolico alla famosa pastasciutta dei fratelli Cervi. Poi il ritorno, i saluti, la sensazione di avere fatto la cosa giusta. Un invito collettivo a tornare qui questa sera, per non dimenticare un altro giovane partigiano caduto nella nostra terra e che ora riposa al cimitero di Albonese.

Il cippo per chi non conosce la storia ricorda il sacrificio di un giovane partigiano, non ancora diciottenne, Angelo Aspesi, morto pochi giorni prima della Liberazione, il 18 aprile 1945. In una azione che aveva come obiettivo un recupero di armi da un convoglio tedesco nei pressi della stazione di Nicorvo.
Scoperti lui e i suoi compagni, ferito, si sacrificò per garantire la fuga ai compagni.

In mente mentre eravamo lì davanti avevamo le parole di Calamandrei, che nel suo famoso discorso sulla Costituzione diceva: “Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra Costituzione.”

È stato un “pellegrinaggio laico”, che vuole raccontare i valori della Resistenza di ieri e di oggi. Così facciamo sempre ogni anno, da almeno tre lustri, nei pressi del 25 aprile.

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