4 Maggio 2025
Il motivo per cui un paio di anni fa, avevo dato la mia adesione alle passeggiate e alle altre iniziative di Mortara Si-Cura come semplice cittadino della città in cui vivo da sempre, partiva dalla constatazione di come la percezione o la realtà di una criminalità sempre più forte e diffusa, togliesse spazi di libertà ai cittadini di Mortara, diminuisse la loro socialità e diffondesse la paura ad uscire di casa e questo riguardava soprattutto ma non unicamente le persone più fragili e deboli della nostra società.
E che fosse necessario costruire strumenti di contrasto adeguati. Le “passeggiate” e il consiglio comunale aperto a cui ho partecipato, hanno avuto a mio modo di vedere il merito di segnalare alle istituzioni la necessità di sperimentare forme di contrasto e allo stesso tempo di studiare forme di prevenzione dei fenomeni criminali.
Non a caso il gruppo si è voluto chiamare Mortara Si-Cura con il trattino, che voleva dire che aveva a cura la propria città e da subito ha messo nel dibattito una serie di altre questioni come la possibile infiltrazione di elementi di ‘ndrangheta nel nostro territorio, la necessità del contrasto al gioco d’azzardo, il bullismo, la diffusione delle droghe pesanti tutti temi sui quali a mio parere non si è fatto abbastanza.
Puntando sulla prevenzione e allo stesso tempo chiamando tutti i portatori di interesse della città ad un tavolo che potesse fotografare l’esistente. A elaborare idee per costruire una maggiore legalità diffusa e nuova coesione sociale.
Il tentativo generoso ma difficile, era quello di trovare azioni su cui convergere, partendo da visioni del mondo anche radicalmente opposte. Per un tratto c’eravamo riusciti poi sono prevalse logica di criminalizzazione di chi non è autoctono in cui non mi riconosco più. Credevo che anche i giornali locali ci dessero una mano per superare le visioni sui massimi sistemi, aiutandoci a concentrarci su alcune cose piccole ma utili, come ci stavano chiedendo del resto sui social centinaia di mortaresi.
Un obiettivo preciso e semplice che avevamo individuato era la Polfer in stazione. Il comandante della polizia locale di Mortara ci aveva con chiarezza illustrato questo nuovo “pendolarismo criminale” che passa dalla stazione.
Forse avremmo potuto creare rapporti di forza tali da convincere il prefetto a rivedere la propria decisione, sull’onda di tanti nostri cittadini esausti di questo stillicidio. Forse.
Oggi vedo troppa confusione. Mi sono accorto che recentemente alcuni giornali hanno utilizzato il dibattito in chiave strumentale, nella solita battaglia per cui tutto il male e la delinquenza arriva dall’immigrazione. Una visione che viene spesso usata in maniera demagogica e su cui non sono d’accordo. Si parla dell’utilità delle ronde che nessuno ha mai proposto. L’insicurezza dicono gli studi e la letteratura non nasce dalle migrazioni.
A Mortara all’opposto, vedo tanti stranieri che non solo sono perfettamente integrati, ma partecipano attivamente per creare la città del futuro seminando anche solidarietà nel grande mondo del volontariato. I dati dimostrano che non vi è alcun legame tra l’intensificazione dei flussi migratori e l’aumento dei tassi di criminalità. Insomma non bisogna puntare il dito, ma approfondire.
La criminalità è un fenomeno complesso, ci sono economie sporche, crimini contro l’ambiente; dipendenze, situazioni di marginalità. Bisogna leggere con attenzione i fenomeni evitando di semplificare sempre ogni cosa.
Per questo la fotografia che viene fatta oggi sui media del gruppo non mi corrisponde, così sento mio malgrado, di doverlo lasciare. Riconoscendo che ha comunque avuto il merito di fare emergere la necessità di un intervento strutturato sulle questioni della sicurezza e della cura. Continuando naturalmente a proporre idee in altre sedi. Con l’invito forte alla città a non subire passivamente e a non essere indifferente.
E a dire a chiunque ci leva un pezzo di libertà di movimento o ci obbliga alla paura, che qui non c’è più posto per lui.
Adriano Arlenghi