2 Agosto 2025
MILU’ CHISARI
2 agosto 1980. ore 10:25. una bomba esplode nella sala d’aspetto della stazione di bologna. ottantacinque morti. duecento feriti. corpi dilaniati, bambini smembrati, pendolari bruciati vivi tra calcinacci, valigie, binari. l’Italia si gira dall’altra parte. o fa finta di non sapere. parla di mistero. di terrorismo cieco. ma era tutto chiarissimo.
quella bomba non è piovuta dal cielo. non è esplosa per caso. è stata posata, pianificata, lasciata lì a contare i minuti. non da un pazzo. non da un mostro solitario. ma da una rete. un sistema. un patto tra fascisti, apparati dello stato, servizi segreti, logge deviate, interessi troppo grandi per essere toccati.
un’azione pensata per fare rumore e poi il vuoto. per paralizzare il paese. per dimostrare che non si poteva cambiare nulla senza pagare un prezzo altissimo.
perché a quei tempi c’era chi voleva cambiare.
operai che scioperavano. studenti che occupavano. gente che metteva in discussione tutto: i padroni, lo stato, la famiglia, la proprietà. c’era fermento. voglia di rivoluzione, di uguaglianza, di una vita che non fosse miseria o obbedienza. e allora arrivarono le bombe. piazza fontana, piazza della loggia, l’italicus. e poi, più feroce di tutte, bologna.
scelsero quella città perché era simbolo di resistenza, di organizzazione, di cultura comunista. credevano di spezzare qualcosa.
e forse, in parte, ci riuscirono.
la verità fu insabbiata. le responsabilità tagliate a metà. i mandanti protetti. i colpevoli veri mai sfiorati. la storia piegata, edulcorata, ridotta a episodio.
ma la ferita non si è mai chiusa.
e oggi, in questo tempo senza memoria, è tutto ancora più urgente.
oggi che i fascisti non hanno bisogno di nascondersi.
oggi che lo stato manganella gli studenti come quarant’anni fa, ma lo fa in diretta tv.
oggi che ci raccontano che la democrazia è al sicuro, mentre le persone annegano in mare, muoiono di lavoro, spariscono nei cpr, dormono per strada.
oggi che il nemico è ancora lo stesso: chi non si adegua. chi non produce. chi non obbedisce.
per questo ricordare bologna non è un gesto rituale.
è guardare in faccia quello che siamo diventati.
è domandarsi che fine ha fatto tutta quella rabbia, tutta quella organizzazione, tutta quella forza che una volta faceva paura ai padroni.
è domandarsi dove abbiamo mollato.
quando abbiamo cominciato ad accontentarci.
e se siamo ancora in tempo per fare qualcosa di diverso.
perché chi ha messo quella bomba, lo ha fatto per noi.
per intimidirci.
per zittirci.
per educarci alla paura.
e forse ci sono riusciti.
ma se oggi c’è ancora qualcuno che ricorda, che racconta, che ha il coraggio di stare di traverso, allora quella bomba non ha fatto tutto il suo lavoro.
non del tutto.
