3 Maggio 2026
ADRIANO ARLENGHI
Ogni campagna elettorale porta con sé il segno dei tempi, riflettendo non solo le urgenze di una comunità, ma anche l’evoluzione dei linguaggi comunicativi. Se facciamo un salto all’indietro, negli anni Settanta, io la ricordo molto bene ma la propaganda era un assedio festoso e rumoroso: c’è chi ricorda persino elicotteri che lanciavano volantini dal cielo, mentre le auto munite di megafoni percorrevano ogni via, inondando i quartieri con inviti stentorei a votare questo o quel partito. Era una politica che “parlava a” e “chiamava a sé”.
Oggi, lo scenario a Mortara è dominato dai gazebo, diventati il luogo madre per quasi tutte le coalizioni; un punto fisso dove il cittadino deve recarsi per ricevere materiale informativo. Tuttavia, la compagine guidata da Max Farrel ha deciso di invertire la rotta, introducendo una modalità che appare nuova per freschezza e approccio: non aspettare che la gente vada alla politica, ma portare la politica dove la gente vive, soffre e spera.
Più che raccontare programmi preconfezionati, l’obiettivo è ascoltare i bisogni diffusi. Si va direttamente nei luoghi del quotidiano, parchi, viali, condomini, per raccogliere impressioni, fare domande e, soprattutto, restare in silenzio per lasciar parlare la città. È il passaggio dalla propaganda al dialogo, dal monologo all’incontro umano. Ho chiesto a Marco e a Livio di raccontarmi il loro “Porta a Porta” del cambiamento. Ecco le interviste.
Ho visto il candidato sindaco Max Farrel e la sua squadra girare tra la gente ieri pomeriggio. Marco, Livio: voi che l’avete accompagnato, quali sono stati i luoghi simbolo di questo tour e cosa avete trovato?
Marco: «Siamo andati tra la gente perché crediamo sia l’unico modo giusto di fare politica. Siamo stati alla Lea, dove abbiamo incontrato un gruppo di ragazzi sulle panchine. Max si è subito premurato di ascoltare i loro desideri per Mortara. È stata una bella esperienza: uno scambio di opinioni e aspettative. Quei giovani erano stupiti e contenti di trovare un candidato sindaco tra loro, non il politico seduto in poltrona o in un teatro, ma qualcuno che stringe la mano e ascolta. Poi siamo stati al Parco Martinoli e in Piazza Silvabella, trovando cittadini felici di poter esporre finalmente le problematiche della città.»
Livio: «Sì, abbiamo riscontrato un disagio profondo. Siamo stati nei condomini, alla Lea e anche alla fiera del Primo Maggio. Al Parco Martinoli la situazione è deprimente: sporcizia, panchine rotte, cestini divelti. Addirittura, la targa dedicata a Martinoli, storico direttore delle scuole, è abbandonata e dimenticata. È uno strappo al cuore. Abbiamo parlato con i genitori, con le mamme preoccupate per la mancanza di cura che dura da anni sotto la gestione della destra.»
Quali sono le principali lamentele e necessità che i cittadini vi hanno espresso durante questi incontri faccia a faccia?
Marco: «Dai genitori al parco giochi è emersa la totale mancanza di manutenzione degli spazi pubblici. La gente vuole cambiare perché la situazione è peggiorata nel tempo. Ciò che hanno apprezzato di Max è lo stile: non è uscire per propaganda, ma per capire i problemi reali. Spesso le coalizioni hanno progetti chiusi in un cassetto, ma nessuno parla dell’ascolto. Invece è da lì che si parte per risolvere le cose insieme.»
Livio: «Le mamme sono arrabbiate e preoccupate. In alcune zone, come vicino allo stadio, lo scuolabus per le elementari non passa e devono organizzarsi tra loro. C’è confusione sulla raccolta differenziata e molta paura per la sicurezza, specialmente in stazione e vicino ai supermercati. I cittadini chiedono più telecamere e una figura, come i vigili urbani di quartiere che controllino anche e chiuda i parchi la sera. I giovani, invece, chiedono solo un posto dove giocare a pallone o trovarsi a parlare di cultura, visto che lo stadio è loro precluso.»
Andare direttamente nei condomini non è una pratica comune oggi. Com’è stata l’accoglienza? C’è diffidenza?
Livio: «In alcuni casi abbiamo trovato diffidenza, è normale, ma molti ci hanno aperto volentieri non appena hanno sentito Max. Lui ha 24 anni, è giovane, pieno di entusiasmo e ha saputo comunicare con tutti, dagli anziani ai bambini. Addirittura, tornando ad una altra esperienza, si è messo a pulire insieme ai piccoli nel parco: un esempio concreto di cosa significhi amare la propria città. È un modo faticoso di fare campagna elettorale, ma è quello che Rifondazione ha sempre fatto: denunciare il degrado e stare vicino ai bisogni dei cittadini. Andremo avanti così anche dopo il voto.»
Per cui se posso fare una sintesi dell’opera di questi amici, ringraziandoli per avermi comunicato il loro impegno, ho letto un quadro di Mortara ferita dall’incuria, ma desiderosa di essere ascoltata. La scelta di Max e della sua squadra di rinunciare alla comodità dei comizi per registrare i bisogni nei condomini e nei parchi segna una netta discontinuità con il passato. La richiesta della cittadinanza è chiara: sicurezza, servizi essenziali e decoro urbano. In questo scenario, il “vento nuovo” non è a mio parere solo uno slogan, ma si materializza in un candidato di 24 anni che preferisce una stretta di mano e un taccuino per gli appunti a qualsiasi megafono degli anni Settanta.

