3 Luglio 2022

I Comitati NO AD sono in campo con determinazione da anni contro l’autonomia differenziata, per l’unità della Repubblica e l’eguaglianza dei diritti, ritenendo che l’attuazione dell’art. 5 della Costituzione, che recita “La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento”, sia attuabile solo abolendo con Legge Costituzionale il comma 3 dell’art.116.
A tal fine sostengono i DDL e PDL Costituzionali per l’abrogazione del terzo comma dell’articolo 116 della Costituzione rispettivamente presentati al Senato dai Sen. Gregorio De Falco, Elena Fattori, Cataldo Mininno, Paola Nugnes, Bianca Laura Granato, Virginia La Mura e Matteo Mantero e alla Camera dalle on. Simona Suriano, Silvia Benedetti, Yana Chiara Ehm, Doriana Sarli.
I Comitati prendono atto che P. Bersani e V. Errani, già Presidenti (e mai autoproclamatisi “Governatori”) della Regione Emilia-Romagna, assieme al loro partito, hanno espresso l’intento di opporsi alla adozione da parte del governo del DDL Gelmini, intenzione manifestata nel corso della Conferenza Stampa del 29 giugno 2022 convocata per la presentazione della loro lettera “Autonomia Differenziata: così non va”.
Gli stessi P. Bersani e V. Errani hanno criticato la Bozza Gelmini in quanto esautora, delegittimandolo, il Parlamento, non definisce LEP (Livelli Essenziali della Prestazioni) e fabbisogni standard, non prevede il superamento della spesa storica e la perequazione ex articolo 119 della Costituzione, e non vi appaiono riferimenti alle leggi 42/2009 e 68/2011 in tema di fiscalità.
Anche essi, inoltre, hanno rilevato che l’autonomia regionale differenziata, prevista dal DDL Gelmini e presentata ed accettata senza sostanziali rilievi ai Presidenti di regione del Nord e del Centro (Veneto, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Liguria, Friuli-Venezia Giulia e Toscana), comporti il rischio di costituire nuove Regioni a statuto speciale e/o quello di neo-secessionismo mascherato, sì che hanno concluso con una dichiarazione di ferma opposizione a che il DDL Gelmini venga portato nel Consiglio dei Ministri.
I Comitati NO AD, pur nella diversità delle proposte politiche di opposizione alla disgregazione dell’unità della Repubblica e dei Principi costituzionali di tutela dell’uguaglianza dei diritti e dei doveri di cittadinanza, esprimono l’intento di operare fianco a fianco per:
–scongiurare ogni tentativo di fare oggetto di decretazione governativa una qualsiasi norma in tema di autonomia regionale differenziata in questo fine Legislatura
–promuovere il più ampio e trasparente dibattito nel Paese sui temi del decentramento democratico, con il coinvolgimento delle forze politiche, sindacali, associative e di movimento
Cittadine e cittadini italiani non hanno bisogno di ulteriori atti destabilizzanti in un momento così grave di crisi per la guerra in Ucraina, la siccità, l’inflazione e la pandemia.
Comitati per il ritiro di ogni autonomia differenziata, per l’unità della Repubblica e l’eguaglianza dei diritti
per contatti: Marina Boscaino, portavoce Comitati no Ad +39328565442 – comitatinoad@gmail.com
Alcune brevi e preoccupate considerazioni, incentrate sulla guerra in corso da parte della segreteria ANPI provinciale di Pavia.
L’Anpi è scomparsa dai radar dell’informazione, in particolare della stampa, dopo essere stata il bersaglio privilegiato di un fronte vario di opinionisti nel periodo che ha preceduto l’Anniversario della Liberazione.
Passato il 25 aprile è tornato il silenzio di sempre sulle nostre attività. Questo ad ulteriore dimostrazione della pesante strumentalità dell’attacco che abbiamo subito per le posizioni sulla guerra in Ucraina.
Una vera campagna di delegittimazione – contro di noi e contro il movimento pacifista che con grandi difficoltà si è espresso contro le logiche militari e la corsa al riarmo – che chiama in causa il livello dell’informazione (a partire dai maggiori quotidiani) e quello di larga parte delle forze politiche del nostro paese. Un livello molto basso.
Siamo convinti che l’invasione russa dell’Ucraina sia una sorta di detonatore che ha fatto scoppiare moltissime contraddizioni a livello internazionale e non solo.
Citiamo un intervento recente della giornalista e filosofa Ida Dominijanni sulla rivista Jacobin che, a nostro parere, coglie ed espone in sintesi quattro aspetti decisivi:
- primo “…se il diritto internazionale non funziona più è anche perché gli Stati uniti e la Nato sono stati i primi a demolirlo, ad esempio con la guerra «umanitaria» nella ex Jugoslavia e con l’invasione dell’Iraq, due precedenti che oggi forniscono un formidabile alibi all’avventura scellerata di Putin in Ucraina.
- secondo: la sostituzione della base giuridica dell’ordine mondiale con una base morale che divide il mondo in buoni e cattivi non fa ordine geopolitico: al contrario, ha fin qui aumentato il disordine ovunque sia stata applicata.
- terza: la democrazia è certamente il migliore, o il meno cattivo, dei regimi politici fin qui sperimentati dall’umanità, il che non basta tuttavia a trasformarla né in una religione armata né in una teleologia: come dimostrano i precedenti afghano, iracheno, libico, siriano non c’è alcuna garanzia che la sconfitta ieri dei dittatori e dei fondamentalisti, oggi degli autocrati evolva naturaliter nella fioritura di democrazie sane e vigorose.
- quarto infine: le derive autocratiche non sono purtroppo appannaggio esclusivo di società orientali storicamente conformate al dispotismo (così come vent’anni fa le derive fondamentaliste non erano appannaggio esclusivo del mondo islamico): purtroppo per noi si affacciano dall’interno della crisi delle democrazie, o per meglio dire dai processi di de-democratizzazione innescati ovunque dal trionfo del paradigma neoliberale, come gli Stati uniti dovrebbero sapere dall’avventura perturbante di Trump e come l’Unione europea dovrebbe sapere dalle spinte nazionaliste e autoritarie cresciute al suo interno negli ultimi decenni”.
In questo quadro le osservazioni di alcuni sul confronto – con tutte le evidenti differenze – con l’Europa del 1914 che si avviava ad un disastroso conflitto mondiale non ci paiono campate per aria.
Quindi ci pare assolutamente necessaria oltre che condivisibile la nostra iniziativa, promossa con altre organizzazioni, per “Una proposta di pace dell’Unione Europea”: una scelta che deve essere valorizzata e supportata da parte delle nostre realtà territoriali.
Ancora più importante dopo il vertice di Vienna del 24 giugno scorso che ha visto l’assenza dell’Italia (nonostante la Risoluzione in Commissione Esteri votata da tutte le forze di maggioranza che chiedeva al Governo di valutare una presenza).
Proposta che deve collegarsi al rifiuto dell’aumento delle spese militari. L’Italia nel 2022 arriverà a quasi 26 miliardi (3,4% in più sul 2021 e quasi il 20% in più in tre anni!).
Scelte che accompagnano l’odg del marzo scorso alla Camera, votato quasi all’unanimità, per arrivare al 2% del PIL sulla spesa militare, secondo l’indicazione della Nato.
Ma la pandemia non ha insegnato niente? Possiamo sottrarre risorse a sanità, sociale, scuole, ambiente, ecc… senza che ci sia una reazione adeguata?
Allora diventa fondamentale riprendere la nostra proposta di Alleanza democratica che abbiamo indicato nel documento del 17° congresso. Pensiamo però che sia indispensabile metterla alla prova sui contenuti, a partire dai punti fondamentali indicati: libertà, giustizia sociale, eguaglianza, democrazia, solidarietà, pace.
Come evidente, non sono e non possono essere indicazioni neutre e perciò sono destinate a scontrarsi con la situazione attuale, chiedendo una verifica rigorosa sulle scelte politiche concrete e non sulle semplici enunciazioni, con una netta riaffermazione di autonomia dell’Anpi da schieramenti e partiti. Non pensiamo che saremo “soli” se riusciremo a promuovere riflessioni, iniziative, relazioni – come abbiamo fatto e stiamo facendo – con quella parte di paese che non si adegua alle logiche di guerra ed alla riproposizione di un modello economico sociale disastroso per l’uomo e la terra.
In conclusione segnaliamo con indignazione che il cammino dello sciagurato DDL sull’autonomia differenziata prosegue. Infatti, il 22 giugno u.s. la ministra Gelmini, nella sede del Ministero per gli Affari Regionali a Roma, ha incontrato i Presidenti delle Regioni Veneto, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Liguria e Toscana.
L’Assemblea nazionale del Tavolo per il NO all’Autonomia differenziata, di cui fa parte anche ANPI Roma, riunitasi il 24 giugno u.s. ha evidenziato in merito: l’azione semi-segreta del governo, il silenzio dei media, la quasi unanimità dell’arco parlamentare nel sostenere che in qualche modo l’AD vada comunque attuata in una situazione nella quale la stragrande maggioranza dei cittadini non sa ancora nulla di questo progetto, dei pericoli che si celano, degli scenari che esso apre.
Questo DDL va ritirato, poiché attiverebbe un vero e proprio congegno di disarticolazione della Repubblica, la marginalizzazione del Parlamento, l’amplificazione delle diseguaglianze e delle ingiustizie, la creazione di tensioni tra i territori, l’attacco ad alcuni diritti universali e ad alcuni principi fondamentali che stanno alla base della nostra civiltà giuridica.
Questo ddl è, prima che un attacco all’unità del Paese, un elemento di discriminazione non solo territoriale ma sociale, una vergogna sul piano costituzionale ecco perché sono necessari, l’impegno e la mobilitazione dell’Anpi a tutti i livelli per fermarlo.
La segreteria ANPI provinciale Pavia
2 luglio 2022