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21 Luglio 2025

ADRIANO ARLENGHI

La manifestazione a Genova durante il G8 del 2001 fu una protesta contro la globalizzazione e le politiche economiche dei paesi più industrializzati, rappresentati dal G8. Contestavamo l’aumento delle disuguaglianze sociali, la precarizzazione del lavoro, l’impoverimento dei paesi in via di sviluppo e il potere delle multinazionali.

Vedevamo nel G8 la rappresentazione di un sistema economico globale che accentuava le disuguaglianze e non teneva conto delle esigenze dei paesi più poveri.
Ci battevamo contro le politiche promosse dai paesi del G8, come il libero mercato e la deregolamentazione, venivano viste come dannose per l’ambiente, i diritti dei lavoratori e la stabilità sociale.
Lottavamo contro la guerra. Appartenevamo a una vasta gamma di movimenti, che si opponevano alla globalizzazione neoliberista, denunciavamo le ingiustizie sociali e ambientali. Esprimevamo solidarietà con i paesi più poveri, che subivano le conseguenze negative della globalizzazione e dell’azione dei paesi del G8.

È passato un tempo enorme, quasi un quarto di secolo da allora. Eppure dalla Lomellina abbiamo sempre sentito il bisogno il 20 di luglio, anniversario della morte di Carlo, di tornare a Genova. Per commemorarlo, per ascoltare quello che al tempo era il portavoce del Genoa social forum e cioè Agnoletto, uno degli intellettuali più preziosi che abbiamo avuto e ancora abbiamo oggi in Italia. Capace di fare sintesi ma soprattutto di prevedere cosa sarà di questo mondo .

Quei giorni mi ricordano molte cose. Non certo la gioventù che già se ne era andata ma persone preziose come Alex Zanotelli, i Lillipuziani, le mani bianche di talco, la voglia di sentirsi in tanti e con il potere di cambiare le cose. La repressione che ne era seguita aveva sconvolto e distrutto quel movimento di opposizione , il sogno di costruire un modo diverso. Un disegno lucido aveva spezzato le idealità. Eppure, molte cose sono ancora davanti ai miei occhi: la gente che ci buttava l’acqua dai balconi per sopravvivere all’inferno di caldo e ai lacrimogeni che si erano abbattuti sulla città, gli amici ed anche quelli che sono scomparsi.

Siamo oggi venuti in quattro a Genova come in un pellegrinaggio laico per ascoltare il passato, le ragioni di un tempo, per ritrovare la forza di lottare, per continuare a credere in un altro mondo possibile e in un futuro migliore. Abbiamo bisogno di un nuovo pensiero e di un nuovo umanesimo per battere l’economia di guerra, la voglia del nemico, le politiche ingiuste, la fame di profitto, la logica dei muri.

È meglio lasciarci che non esserci mai incontrati dice Renato Franchi, inaugurando la manifestazione per Carlo a Genova con una canzone di Fabrizio De André. Tanta gente e tanta ombra oggi pomeriggio in piazza Alimonda tra poesie, parole e canti. La vergogna di Gaza anche nella musica e al centro del confronto. La voglia di non dimenticare, la sensazione che non tutto è perduto, l’irresistibile forza dei visi di una nuova generazione che non si arrende.

E continua a inseguire le notti spruzzate di stelle e le albe sulle strade del possibile. Troviamo Vladimiro e poi vecchi e nuovi amici. Gli applausi si arrampicano sui rami degli alberi della piazza, e come sempre il prato con la stele di Carlo ragazzo si riempie di fiori. Si alza lo slogan Carlo è vivo e lotta insieme a noi, le nostre idee non moriranno mai. Poi alle 5.27 il minuto di silenzio è impressionante e emotivamente triste come sempre. Silenzio? Al posto del silenzio si grida, si urla, si fischia per dimostrare di essere vivi.

Poi ecco Nicoletta che giunge dalla valle per dire no Tav. Ancora un barlume di vento. Si muovono i ventagli e la stanchezza del giorno ti prende per mano. I sogni sono ancora tutti lì. Nulla si è arrugginito. Un ballo e un omaggio a Giancarlo Manfredi. La stazione di Brignole ci aspetta. Corriamo per non perdere il treno della storia.

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