Fonte: https://www.collettiva.it/copertine/italia/referendum-riforma-nordio-xrvwklv2
La riforma Nordio disegna un giudice che garantisca la sicurezza “del” potere, invece che la sicurezza dei cittadini “dal” potere
Giovanni Russo Spena
15 febbraio 2026
La legge Nordio è una controriforma costituzionale. Possiamo interpretarla come paradigma della svolta autoritaria. Essa, infatti, disegna un giudice che garantisca la sicurezza “del” potere, cioè l’arbitrio, invece della sicurezza dei cittadini “dal” potere.
La magistratura è un potere dello Stato; ed è anche un limite al potere. È fondamentale, dunque, la sua indipendenza. Il disegno strategico del governo è sottomettere il potere giudiziario all’esecutivo. Facendo leva sul populismo plebiscitario. Non a caso la Meloni sostiene che i giudici devono rispondere al popolo, diventando “braccio armato” del governo. È una grave mistificazione, perché essi, invece, costituzionalmente, amministrano la giustizia “in nome del popolo“.
La collocazione della pubblica accusa fuori dal campo della giurisdizione ne riduce la natura di organo di garanzia e ne esalta il ruolo di “superpoliziotto”. Ne riduce, quindi, l’indipendenza dal governo e lo sottomette alla polizia giudiziaria. La revisione costituzionale Nordio/Meloni ha percorso un iter parlamentare dominato dal governo, che ha imposto la disciplina di maggioranza, senza confronto reale di merito, in un Parlamento inerte. Eppure, si discuteva di Costituzione. Calamandrei ci ammoniva: il governo non deve in alcun modo intervenire; anzi uscire dall’aula, quando si discute di Costituzione. “I banchi del governo devono rimanere vuoti”.
