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Il primo maggio non è una festa

by Rino Arrigoni

2 Maggio 2025

Milù Chisari

il primo maggio non è una festa.

è un giorno di memoria e di dolore.

ogni anno ce lo ricordano le morti sul lavoro, quei numeri freddi che raccontano vite spezzate, famiglie distrutte, silenzi di stato e di impresa. ci dicono che la sicurezza costa, che la produttività viene prima, che si tratta di incidenti inevitabili. ma la verità è che si muore perché si è poveri, precari, ricattabili. si muore perché il profitto conta più della vita.

karl marx lo aveva scritto chiaramente: “col 300% di profitto non c’è crimine che il capitale non sia pronto a commettere, anche a rischio del patibolo”. e oggi quel crimine ha il volto dell’operaio caduto da un’impalcatura, del bracciante accasciato nei campi, della donna incastrata in una macchina industriale, del corriere stroncato da un turno di quindici ore. sono morti che non fanno notizia. non riempiono i titoli di apertura, non meritano i minuti di silenzio nelle istituzioni, non smuovono le coscienze di chi conta.

eppure sono lo specchio più fedele di questo paese. un paese dove il lavoro è ancora sinonimo di fatica, paura, sfruttamento. il primo maggio dovrebbe essere il giorno in cui questa verità esplode, non con i fuochi d’artificio, ma con la dignità di chi sa da che parte stare. non servono concerti o celebrazioni vuote. serve ricordare che ogni diritto è stato conquistato con la lotta. serve guardare in faccia il sistema che uccide e pretendere giustizia, pretendere che la sicurezza non sia un lusso ma un diritto.

non c’è nulla da festeggiare finché si continua a morire per lavorare. e finché accadrà, il primo maggio sarà un giorno di lutto e di rabbia. ma anche di memoria, di resistenza, di coscienza di classe. perché la storia del lavoro è scritta nel sangue, ma anche nella volontà di cambiarla.

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