4 Luglio 2022
E’ di pochi giorni fa la sentenza della Corte Suprema USA che stabilisce che l’interruzione volontaria della gravidanza (IVG) non è più un diritto costituzionale e lascia agli stati la possibilità di vietarla o limitarla.
Immediati tanto i divieti in alcuni stati come pure la mobilitazione di tante donne e uomini in tutti gli USA contro la sentenza.
Tra dei essi il senatore progressista Bernie Sanders che propone una legge federale che tuteli le donne in tutti gli USA; mentre il presidente Biden finora si è limitato solo ad autorizzare l’IVG per le dipendenti del ministero della difesa in tutti gli USA negli ospedali militari.
Alla luce di quanto è accaduto, in Italia la legge 194 del 1978 che regola l’IVG è in pericolo?
Va ricordato che in Italia il tasso di abortività è tra i più bassi del mondo ed è quasi un quarto del valore massimo raggiunto nel 1983.
Nessun partito ne chiede l’abolizione, poiché si è ben consci del fatto che il diritto all’IVG è sedimentato nella coscienza degli italiani da decenni, a seguito di una seppure troppo lenta laicizzazione del paese.
I sondaggi confermano l’ampio supporto popolare alla legge 194 e anche quando la destra ha avuto un’ampia maggioranza parlamentare non ha mai tentato di modificarla in senso restrittivo, consapevole del fatto che il paese si sarebbe ribellato e che un referendum per abolire le restrizioni avrebbe avuto un ampio quorum.
L’operato della minoranza clericale, più numerosa nello schieramento di destra, meno numerosa ma presente anche nello schieramento che fa capo al PD, è di ostacolare l’applicazione della legge favorendo l’obiezione di coscienza, ostacolando l’erogazione dell’aborto farmacologico e riducendo i presidi medici dove si può accedere all’IVG.
La prima battaglia politica da condurre ora è per una applicazione integrale della legge.
Sono però mature le condizioni per aprire un dibattito per un’iniziativa legislativa per migliorare la legge: mettere mano alle norme sull’obiezione di coscienza, rimuovere
la settimana di attesa tra la visita medica e l’IVG, allungare di 3-4 settimane il periodo (ora di 90 giorni) entro il quale la donna può accedere all’IVG senza autorizzazione medica e modificare le norme per l’accesso all’IVG per le minori sopra i 16 anni.
Su questi punti è ora di aprire un dibattito e una iniziativa politica che coinvolga uno spettro ampio di forze politiche e sociali, ricordiamo che la 194 fu approvata da uno schieramento che andava dal Partito Liberale alle forze della sinistra più radicale PdUP-DP con l’opposizione della DC che guidava il governo assieme a forze che votarono la legge.
Ora è il momento di ricostruire un fronte laico ampio che riparta da dove si era arrivati nel 1978 per consolidare e ampliare l’autodeterminazione femminile.
Paolo Walter Cattaneo, Circolo PRC Pavia