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Intervento di Massimiliano Farrell, Presidente dell’ANPI di Mortara, il 25 Aprile 2025 per la commemorazione dell’ottantesimo Anniversario della Liberazione dal nazifascismo

by Rino Arrigoni

4 Maggio 2025

ANPI Mortara – 25 Aprile 2025 – Ottantesimo Anniversario della Liberazione


Compagne e compagni,
cittadine e cittadini,
fratelli e sorelle nella memoria, nella lotta e nella speranza,
oggi non celebriamo solo una data.
Oggi non ci limitiamo a ricordare un anniversario.

Oggi celebriamo l’Ottantesimo della Liberazione.
Ottant’anni. Un arco di tempo che misura una vita intera.
Ottant’anni da quando donne e uomini, con le armi in pugno e il cuore in rivolta, dissero basta.
Basta con l’umiliazione. Basta con l’occupazione nazista. Basta con la menzogna fascista.
Basta con la guerra, con la paura, con la vergogna.
Ottant’anni fa è nata l’Italia libera, è nata la Repubblica, è nata la Costituzione.
Non da una concessione, ma da una insurrezione.
La Libertà non ci è stata regalata: è stata conquistata.
E oggi noi siamo qui non per nostalgia, ma per fedeltà.
Fedeltà a quei volti, a quei nomi, a quei sogni.
Fedeltà a chi non è tornato. A chi è stato torturato, fucilato, deportato, impiccato.
Fedeltà a chi ha scelto da che parte stare.
Perché la Storia, quando chiama, non ammette neutralità.

Noi siamo e saremo partigiani.
Partigiani della verità, in un’epoca di menzogne.
Partigiani della memoria, in un tempo che vorrebbe cancellarla.
Partigiani della libertà, mentre il potere la soffoca dietro decreti e manganelli.
Partigiani della pace, oggi più che mai.

Lo diciamo con forza: NO alla guerra. NO al riarmo. NO alla follia bellicista che avvelena l’Europa.
Abbiamo visto i carri armati tornare a marciare. Abbiamo visto milioni di euro investiti in missili, in bombe, in morte.
Abbiamo visto la parola “difesa” diventare scudo ideologico per nuovi conflitti.
Ma noi non ci stiamo.
La nostra Europa doveva nascere sulle rovine di Auschwitz e Hiroshima, non sulle basi NATO e sulle fabbriche d’armi.
Non siamo ingenui.
Siamo lucidi. Siamo consapevoli.
E siamo stanchi di vedere la pace trattata come un’ingenuità e la guerra come una necessità.
Noi siamo partigiani della pace.
Non per moda. Non per quieto vivere. Ma perché la pace è rivoluzionaria.

E in questo cammino, abbiamo avuto accanto una voce limpida e profetica: quella di Papa Francesco.
Un Papa diverso. Scomodo. Disarmato.
Il Papa degli ultimi, dei migranti, dei poveri, dei dimenticati.
Un Papa che ha saputo dire no alla guerra, no ai muri, no al capitalismo predatore.
Un Papa che non si è piegato ai potenti, che ha scelto la croce dei popoli e non la poltrona del potere.
Oggi lo ricordiamo con gratitudine e con dolore.
La sua voce ci mancherà. Ma le sue parole cammineranno con noi.

E mentre ricordiamo la Resistenza, denunciamo il presente.
Perché un nuovo fascismo avanza. E non porta la camicia nera, ma le cravatte grigie del potere.
Non fa saluti romani, ma decreti legge.
Non brucia i libri, ma limita le manifestazioni.
Non occupa le redazioni, ma manipola l’informazione.
Non costruisce ghetti, ma firma accordi per deportare migranti nei lager d’Albania.
Lo diciamo senza paura: il nuovo decreto sicurezza è un insulto alla Costituzione.
Un atto repressivo che colpisce chi manifesta, chi sciopera, chi protesta.
Vogliono zittire la piazza? Troveranno un popolo che grida più forte.
Vogliono mettere in ginocchio la democrazia? Troveranno il popolo in piedi.
Vogliono criminalizzare chi lotta? Saremo tutti colpevoli, fieramente.

E ancora: si discute di cittadinanza come se fosse una concessione, un premio, un favore.
Ma la cittadinanza è un diritto!
Chi nasce, cresce, studia e lavora in questo Paese è italiano.
Lo è nei fatti. E deve esserlo nella legge.
La cittadinanza non è il colore della pelle. Non è il nome che porti.
È la fedeltà ai valori della Costituzione. E la Costituzione è antifascista.
Lo diciamo chiaro: si è cittadini italiani solo se antifascisti.

Siamo al fianco della CGIL e della sua campagna referendaria.
Non è normale morire di lavoro.
Non è normale vedere operai stritolati dalle macchine o dalle logiche del profitto.
Non è normale che le donne vengano uccise da uomini che considerano l’amore una forma di possesso.
Non è normale. E non sarà mai normale.
Chi tace, è complice.
Chi minimizza, è corresponsabile.
Noi non taceremo. E non dimenticheremo.

Siamo tornati a Buchenwald.
Lì, in quel luogo disumano, i sopravvissuti pronunciarono un giuramento che ancora ci chiama:
“La distruzione del nazismo con le sue radici, la costruzione di un mondo nuovo nella pace e nella libertà: questo è il nostro giuramento.”
Non era retorica. Era una promessa. Una consegna. Un testamento.
E oggi, ottant’anni dopo, quel giuramento è nostro.
Lo portiamo nel cuore. Lo scolpiamo nelle nostre azioni.
Così come ci uniamo ai fratelli portoghesi, che il 25 aprile 1974, con la Rivoluzione dei Garofani, dissero il loro “no” alla dittatura.
Il fascismo ha mille facce. Ma noi saremo sempre la faccia della resistenza.

Compagne e compagni, il cammino è ancora lungo.
La democrazia non è mai garantita.
La libertà non è mai definitiva.
L’antifascismo non è mai un compito concluso.
Ma noi ci siamo.
E ci saremo.
Nelle scuole e nelle piazze. Nei tribunali e nei cortei. Nei consigli comunali e nelle periferie.
Ovunque ci sia un’ingiustizia da denunciare, un diritto da difendere, un abuso da combattere.

L’ANPI non arretra. Non si piega. Non dimentica.
Ora e sempre, Resistenza.
Ora e sempre, Antifascismo.



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