31 Marzo 2026
ADRIANO ARLENGHI
Sono parole così piene di significato che ho pensato fosse giusto trascriverlo. Siamo a Palazzo Cambieri il 29 marzo 2026. Un pomeriggio di primavera. L’obiettivo che ci poniamo, dice Piero Rusconi, è molto importante: dare una svolta, un cambiamento reale a questa città e, più in generale, al nostro territorio.Tuttavia, vorrei riprendere la sua introduzione. Concludendo il suo intervento i compagni dicevano: “Il vento sta cambiando”. C’è già un’aria di cambiamento, ed è un’affermazione vera, perché recentemente abbiamo ottenuto una grande vittoria con il referendum, un segnale importantissimo. Personalmente, lo considero un passaggio fondamentale.
Ma attenzione: non abbiamo ancora vinto del tutto. Si citavano anche le mobilitazioni, come quella di piazza San Giovanni a Roma, una delle migliaia di manifestazioni svoltesi in tutto il mondo contro la guerra e per la pace. Sicuramente questo vento spira, ma dobbiamo essere consapevoli che esiste un vento contrario altrettanto forte. Siamo in una situazione estremamente delicata. Da questo punto di vista, il futuro è del tutto imprevedibile.
Prendiamo ad esempio la minaccia di una guerra in Iran. A differenza del conflitto in Ucraina ,che pure è una guerra folle e pericolosa nelle sue dinamiche internazionali , quella che si prospetta nel Medio Oriente è una guerra che rischia di essere totalmente distruttiva. Qualcuno comincia persino a ipotizzare o autorizzare l’uso della bomba atomica per risolvere questi problemi.
Capite bene che la situazione è complicatissima. Lo dico anche per sottolineare che tutto ciò avrà ricadute immediate sulla vita delle persone: l’aumento dei prezzi, il caro benzina, la crisi economica. Dunque, è vero che c’è un vento positivo, ma è un vento che deve scontrarsi con una forza contraria estremamente negativa. Queste dinamiche hanno ripercussioni anche sui territori. Se è vero che abbiamo vinto il referendum grazie a una partecipazione straordinaria, dobbiamo comunque collocare la nostra campagna elettorale in un contesto difficile. Diciamocelo chiaramente: tra la gente serpeggiano sfiducia e rassegnazione. Anche se può sembrare in contraddizione con l’esito referendario, l’ISTAT indicava recentemente che il 57% degli italiani è restio ad andare a votare, ritenendo inutile impegnarsi o mobilitarsi socialmente e politicamente.
Il nostro lavoro, la nostra battaglia, si inserisce in questo quadro complicato. Non dobbiamo dare per scontato che chi è andato a votare al referendum, soprattutto i giovani, sia poi disposto a seguire i partiti tradizionali, verso i quali le nuove generazioni provano spesso un senso di rigetto. Per questo, presentare una figura nuova come Max Farrel è fondamentale.
A questo uniamo la storia che il nostro partito ha in questa città: una storia lunga e gloriosa, fatta da uomini e donne, compagne e compagni che da sessant’anni sono presenti nel lavoro, nelle lotte e nella cultura. Una coerenza e un’onestà, sia politica che intellettuale e personale, che non sono mai state messe in discussione da nessuno. Come partito mettiamo a disposizione dei cittadini di Mortara un progetto nuovo e un candidato nuovo, ma supportati da una storia antica di cui siamo orgogliosi.
Siamo un partito che ha le radici che “vengono da lontano”, ma che guarda avanti. Come segretario della federazione, cerco di costruire progetti nuovi con i giovani. Anche nelle altre realtà amministrative al voto stiamo giocando la stessa partita: quella di vincere e di innovare. Come Rifondazione diamo il nostro contributo con liste giovani, capaci di intercettare quell’elettorato di sinistra rimasto deluso negli ultimi anni, per portare anche a Vigevano, la terza città della provincia di Pavia , un vento di cambiamento. Vogliamo costruire una comunità che dia un senso di cambiamento reale al Paese. C’è bisogno di questo, perché questa destra è pericolosa.
Lo dimostra con riforme come quella della magistratura, che punta a sottomettere il potere giudiziario a quello politico, elevando i politici al di sopra della legge. È una destra pericolosa per la tenuta della democrazia e perché nel suo DNA, come in quello di tutti i movimenti di matrice fascista, ci sono la guerra e il razzismo. Magari non lo dicono esplicitamente in questa fase, ma la loro visione del mondo è intrisa di un suprematismo occidentale e di un neocolonialismo che riteniamo inaccettabili.
Infine, un’ultima riflessione su Mortara. Un’altra caratteristica di questa destra, manifestatasi negli ultimi trent’anni, è il disprezzo per i poveri, tipico del neoliberismo. Per loro, chi è povero lo è perché non ha voglia di lavorare o non ne è capace. Se non investono nelle case popolari o nelle politiche sociali, non è solo per risparmiare, ma perché considerano i meno fortunati come dei “falliti” che non meritano una rete di protezione. Loro pensano solo alla loro classe di riferimento, a chi ha successo.
Il nostro progetto si differenzia per una cosa banale ma rivoluzionaria: noi lottiamo per i diritti di tutti, non per i favori. Non siamo una coalizione che fa favori e Max non sarà un sindaco che elargisce piaceri personali. Se un cittadino ha bisogno di una casa popolare o di un treno che arrivi in orario, quello è un diritto, non un favore da chiedere in Comune col cappello in mano.
Dobbiamo combattere la mentalità di chi è abituato a scambiare il voto con una promessa personale. Il nostro partito, negli ultimi vent’anni, ha dimostrato di non scendere a compromessi al ribasso sulle questioni di principio. Max rappresenta questa novità: riportare a Mortara un’amministrazione basata sui diritti.
Per fare questo occorre conquistare il Comune, ma sappiamo che non basterà occupare la “stanza dei bottoni”. Servirà l’impegno e la partecipazione continua dei cittadini.
Noi lavoriamo per vincere questa campagna elettorale, così ha concluso il suo intervento Rusconi, ma sappiate che, il giorno dopo il voto, Rifondazione sarà comunque lì, nelle piazze e nelle lotte, con la stessa forza di sempre.