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Intervista a Gino Giovinazzo

by Rino Arrigoni

15 Maggio 2026

ADRIANO ARLENGHI

Nel cuore di Mortara, tra i banchetti elettorali, incontriamo Gino. Ex ferroviere e storico sindacalista della CGIL, Luigi è una colonna portante della comunità locale che non ha mai smesso di impegnarsi per il bene comune. Nonostante il trasferimento a Gambolò, il suo legame con Mortara resta indissolubile, nutrito da decenni di militanza politica e amicizie sincere. Oggi mette la sua esperienza al servizio delle nuove generazioni, sostenendo con passione la candidatura di Max Farell. La sua è una storia di ferrovie, lotte sociali e un profondo amore per la terra, che oggi coltiva in un orto solidale.

​Luigi, ormai vivi a Gambolò, ma oggi sei qui a Mortara. Qual è il legame che ti tiene ancora così unito a questa città?

​«È vero, da circa cinque anni mi sono trasferito a Gambolò con la mia famiglia e devo dire che si vive bene, ho anche mia figlia sullo stesso pianerottolo. Però il cuore è rimasto qui a Mortara. Tutti i miei compagni e i miei amici sono qui. Oggi siamo in piazza con un banchetto per sostenere Max , il nostro candidato sindaco. Lo abbiamo adottato come un figlio; è un ragazzo d’oro, intelligente e con una voglia di fare politica che oggi è rara tra i giovani. Ha il coraggio di voler cambiare questo territorio, spesso invaso da una politica che considero sbagliata.»

​Hai lavorato per una vita intera nelle ferrovie. Che ricordi hai di quegli anni?

​«Ho lavorato come ferroviere alla biglietteria della Stazione Centrale di Milano. In quegli anni ho visto davvero di tutto. Parallelamente al lavoro, sono stato per molto tempo rappresentante sindacale della CGIL. Devo ammettere che fare il sindacalista in un’azienda pubblica come le Ferrovie dello Stato era più semplice rispetto alle battaglie che i compagni dovevano affrontare nelle fabbriche della zona, ma è stata un’esperienza che mi ha formato profondamente.»

Oggi sei in pensione, ma sembra che il tuo tempo sia comunque molto occupato. Di cosa ti occupi nel quotidiano?

​«Oltre alla famiglia e alla politica, che per me è come una seconda casa, mi dedico al circolo. Dopo che il nostro Sandrino Farina, a 98 anni, ha dovuto lasciare, ho preso un po’ io il suo posto. Mi occupo della pulizia e del “nostro” orto. Coltivo un po’ di tutto: pomodori, fave, piselli, cipolle. Non è un terreno enorme, ma quello che ricaviamo cerchiamo di darlo a chi ne ha più bisogno. È un modo per rendersi utili.»

​Parlando di attualità, come vedi la situazione mondiale nel 2026, tra guerre e tensioni internazionali?

​«Sono preoccupato. Le guerre per la “democrazia” mi sembrano una messinscena: è chiaro che si muovono solo per l’economia e il petrolio. Vedere ancora certi conflitti nel 2026 è assurdo. Penso a Gaza e alla gestione degli Stati Uniti, che spesso mettono governi fantoccio a proprio favore. Tuttavia, resto ottimista: credo che la situazione non possa durare ancora per molto, gli Stati dovranno pur decidere di farla finita con questa scia di odio.»

​Qual è il tuo sogno nel cassetto per i prossimi anni?

​«A livello personale, spero di invecchiare bene e in salute con la mia famiglia. Politicamente, ho due desideri: vedere Max eletto come sindaco di Mortara e, finalmente, rivedere gli esponenti di Rifondazione tornare a sedere in Parlamento per rappresentare degnamente i nostri valori e la nostra storia.»

​L’incontro con Luigi Giovinazzo ci regala il ritratto di un amico che unisce la lucidità dell’analisi politica alla tenerezza della cura quotidiana. Tra la distribuzione di un volantino e il lavoro nell’orto, la sua testimonianza è un ponte prezioso tra il passato delle lotte sindacali e la speranza di un futuro più giusto. Luigi non chiede nulla per sé, se non la salute e la serenità dei suoi affetti, ma continua a pretendere coerenza e dignità dalla politica. La sua voce, ferma e appassionata, resta un punto di riferimento essenziale per chiunque creda ancora nel valore della partecipazione e della solidarietà sociale. Io ne sono assolutamente certo.

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