6 Aprile 2026
ADRIANO ARLENGHI
Ho incontrato Giuseppe al mercato, un mercato che in primavera diventa sempre più ricco di cose belle da vedere, di voci, di persone che si incontrano e si salutano.
Tra i banchi della frutta e quelli dei formaggi, tra strette di mano e sorrisi, mi fermo con Giuseppe per qualche minuto. Bastano pochi istanti per capire che dietro il suo parlare semplice c’è una vita piena di impegno, di passione civile, di amore per il proprio paese e per la Lomellina. Ne nasce una breve intervista, fatta lì, in piedi, con il rumore del mercato intorno e il profumo della primavera nell’aria.
= Giuseppe, presentati.
Sono Giuseppe Poggi, sono di Olevano e attualmente ricopro la carica di presidente del Museo di Arte e Tradizione Contadina di Olevano. Sono un ex ferroviere e nella mia vita ho fatto anche amministrazione comunale: sono stato consigliere, assessore e per una legislatura, dal 1990 al 1995, anche sindaco di Olevano.
Sono esperienze che ti restano dentro, perché ti insegnano il valore della comunità.
=Il tuo impegno nel volontariato è molto forte. Che cosa significa per te?
È una grande soddisfazione, prima di tutto.
Ma non solo: è anche un modo per recuperare una tradizione che sarebbe un peccato perdere. Il Museo di Arte e Tradizione Contadina di Olevano lo abbiamo costruito insieme, non da solo: con Luigi Zucca, con Carlo Arrigoni che oggi ha novant’anni e ha scritto libri bellissimi e con altri amici. Il museo serve a ricordare alle nuove generazioni com’era il lavoro, com’era la vita nei nostri paesi della Lomellina. Se perdiamo la memoria, perdiamo anche una parte di noi.
=Domanda: anche se sei di Olevano, sei spesso a Mortara. Che rapporto hai con la mia città?
A Mortara gravito spesso, non tutti i giorni, ma quasi sempre il venerdì quando c’è il mercato. Devo dire però, con dispiacere, che la vedo un po’ fredda soprattutto dal punto di vista culturale. Qualche anno fa si faceva molto di più. Oggi sento tanti cittadini lamentarsi, soprattutto per la vita serale che non è più come una volta.
Ci sono schiamazzi, violenze, situazioni che non fanno piacere. Io vorrei che Mortara tornasse a essere quella di vent’anni fa, più viva, ma anche più serena.
=Domanda: Conosci Massimiliano Farell? Che cosa pensi di lui?
Sì, lo conosco da diverso tempo. È un bravissimo ragazzo, intelligente, preparato, con molte capacità. Qualcuno dice che è giovane, che ha solo ventitré anni e che forse è troppo presto per incarichi importanti. Io invece dico sempre: largo ai giovani. Io ho ottant’anni, ho già dato.
Adesso tocca alle nuove generazioni, e bisogna avere il coraggio di permettere loro di costruire il mondo nuovo. Magari migliore di quello che avevamo tentato noi di realizzare.
Il mercato continua a regalare movimento e sorrisi intorno a noi, la gente passa, qualcuno saluta Giuseppe, qualcuno si ferma ad ascoltare. E mentre ci stringiamo la mano per salutarci, penso che queste parole semplici, dette tra un banco e l’altro, sono forse il modo più vero per raccontare un paese, la sua memoria, e il desiderio che il futuro non dimentichi il passato.