Home » Intervista a Karim Abdelrehim

6 Maggio 2026

ADRIANO ARLENGHI

In un’epoca di disillusione e scetticismo, la voce di un giovane di Mortara rompe gli schemi. Venticinque anni, un background multiculturale e un’esperienza lavorativa che spazia dalla cucina ai traslochi, questo cittadino incarna la determinazione di chi non vuole stare a guardare mentre il mondo “va a fuoco”. Tra sogni musicali e impegno civico, ecco il suo racconto senza filtri.

Quanti anni hai Karim e cosa fai nella vita?

«Ho 25 anni e sono un cittadino di Mortara. Mia madre è italiana e mio padre è egiziano, una precisazione che faccio spesso dato il mio nome. Al momento sono purtroppo disoccupato, ma ho sempre lavorato: per quattro anni ho fatto il cuoco in un ristorante a Parona, poi ho lavorato in fabbrica e fatto traslochi. Ho fatto quasi tutto quello che si poteva fare.»

Fare il cuoco sembra un lavoro creativo, ma è davvero così facile?

«In realtà non lo è affatto. È un lavoro stressante, si lavora nei weekend, si fanno doppi turni e ci sono tantissime responsabilità. La cosa bella che ho trovato, però, è l’ambiente: con i colleghi giovani si riusciva a scherzare, a parlare di calcio e a prendersi in giro per il tifo. Personalmente, il mio punto forte è la griglia; amo tutto il processo che riguarda la scelta e il taglio della carne.»

​Cosa cerchi per il tuo futuro lavorativo?

«Sono sincero: sto facendo fatica a trovare lavoro. Proprio per questo ho preso il patentino del muletto, cercando di ampliare le mie possibilità in vari campi. Ho studiato qui a Mortara, prima alla Iosti e poi alla Clerici. Le materie che preferivo erano l’inglese, fondamentale per comunicare con il mondo, e la letteratura.»

​Cosa significa essere giovani oggi a Mortara?

«È una bella domanda. Molti giovani oggi hanno perso interesse verso ciò che dovrebbe contare davvero per il loro futuro, forse a causa dei social e di una soglia dell’attenzione sempre più bassa. Credo che dovremmo informarci di più, capire i problemi reali e non seguire solo la propaganda o i video di TikTok. Nel tempo libero mi diverto, faccio gli aperitivi, ma penso anche che manchino spazi di aggregazione accessibili, dove ci si possa ritrovare senza l’obbligo di consumare.»

​Cosa cambieresti della tua città?

«Oltre ai luoghi di ritrovo, servirebbe più sicurezza: illuminare meglio certe zone critiche, come la stazione. Per quanto riguarda l’integrazione, tra noi giovani lo scambio è naturale; io sono cresciuto in classi multietniche e non ci facciamo problemi. Forse è più l’anziano a stupirsi, perché era abituato a una realtà diversa.»

​Parliamo di prospettive: conosci Massimiliano Farrell? E come vedi il futuro?

«Max è un mio amico e penso sia il candidato ideale per portare freschezza e idee progressiste a Mortara. Sul futuro del mondo, guardando alle guerre e alle ingiustizie, tendo a essere pessimista. Tuttavia, persone come lui mi ridanno ottimismo. Non voglio essere il pazzo che guarda il mondo andare a fuoco; voglio avere l’estintore in mano e provare a spegnerlo.»

​Qual è il tuo sogno nel cassetto Karim?

«Mi piacerebbe crescere politicamente, partendo dalla mia città per arrivare magari a far politica a livelli regionali o nazionali, per cambiare davvero questo Paese. A livello personale, amo la musica: canto il pop-punk e mi piacerebbe trasmettere messaggi importanti attraverso le mie canzoni.»

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