1° aprile 2026
ADRIANO ARLENGHI
Incontrare Livio Fanti significa immergersi in una storia fatta di radici profonde, impegno civile e un ottimismo che non si lascia scalfire dalle difficoltà del presente. Classe 1969, orgogliosamente mortarese, Livio è l’immagine del cittadino che non si limita ad abitare un luogo, ma lo vive con dedizione, tra volontariato e amore per le tradizioni. In questa intervista a ruota libera, ci racconta il suo percorso, il legame indissolubile con la sua città e la visione di una politica fatta di persone, di cuore e di cambiamento reale.
Livio, iniziamo dal principio. Quali sono le tappe che hanno segnato la tua vita fino a oggi?
”Mi chiamo Livio Fanti, sono nato a Mortara nel 1969 e qui risiedo tuttora. La mia è la storia di un uomo legato alla sua terra ma che ha saputo guardare oltre i confini: sono sposato, ho due figlie che stanno studiando e nella vita sono un operaio. La mia esperienza però è fatta anche di viaggi e lavoro all’estero: sono stato in Germania, in Spagna e in Francia. Questi viaggi mi hanno dato molto, ma il mio cuore è sempre rimasto qui. Pensa che a soli 11 anni facevo già parte degli sbandieratori della Città di Mortara; ero uno dei più giovani, forse il più giovane in assoluto all’epoca. Oggi continuo a servire la comunità come volontario nell’Associazione Nazionale Carabinieri, partecipando a varie manifestazioni e, naturalmente, alla nostra bellissima Sagra.”
Parliamo di Mortara. Tu la definisci una città bellissima, ma guardando al passato, cosa ti manca di più e cosa vorresti rivedere oggi?
”Io amo le tradizioni di Mortara e, onestamente, non cambierei nulla della sua essenza. Ricordo però con nostalgia la vitalità di un tempo: c’erano cinque cinema, il teatro era il centro della vita sociale e si faceva il Carnevale proprio lì. Era una città pulsante. Se dovessi intervenire concretamente oggi, punterei sulla cura dei dettagli: rifarei l’asfalto, rimetterei a posto i parchi gioco per i bambini e valorizzerei l’Abbazia di Sant’Albino che è un luogo importantissimo e naturalmenteViale Dante. Mi piacerebbe riportare in vita la fiera del bestiame, come mi raccontava mio papà; sarebbe educativo per i giovani d’oggi, che spesso non hanno mai visto una mucca dal vivo. E poi i pittori: ricordo che durante il Palio c’erano tantissimi artisti che dipingevano per le strade. Ecco, vorrei che Mortara tornasse a respirare quell’arte e quella cultura.”
In questa tornata elettorale hai scelto di sostenere Massimiliano Farell. Come è nata questa collaborazione e cosa ti ha colpito di lui?
”Ho conosciuto Massimiliano grazie a Giuseppe Abbà e tramite le mie figlie. È un ragazzo stupendo, brillante, capace di capire le persone come pochi altri. Ha un cuore immenso. Non gli trovo difetti, davvero: è una persona positiva che sa trascinare gli altri con sincerità. Sono candidato proprio perché voglio appoggiarlo e dargli tutta la forza necessaria. Sono sicuro che vincerà e che cambierà Mortara in meglio, perché mette l’anima in quello che fa. La sua positività è contagiosa e necessaria per la nostra città.”
Usciamo un attimo dai confini cittadini. Guardando al mondo di oggi, tra guerre e tensioni, ti senti più ottimista o pessimista?
”Nonostante l’amarezza che le guerre provocano, io resto un ottimista convinto. La positività è la mia forza. Credo che stia soffiando un vento di cambiamento, non solo a Mortara ma in tutto il mondo. Oggi la comunicazione è diversa, la verità viene a galla: la gente capisce che molti conflitti sono guidati solo da interessi economici e sta iniziando a dire basta. C’è un desiderio di unione che supera l’odio, e io voglio credere che questa consapevolezza ci porterà verso un futuro migliore.”
Per concludere, qual è il tuo sogno per i prossimi cinque anni, a livello personale e per la società?
”Il mio sogno è vedere la fine di ogni forma di razzismo e discriminazione. Vorrei un mondo in cui le persone si incontrano, raccontano le proprie esperienze diverse e si vogliono bene, semplicemente. Vorrei che ognuno potesse essere in pace con se stesso. Per Mortara, il mio sogno è vederla rinascere sotto la guida di una persona di cuore come Max, tornando a essere quel gioiello di tradizioni e partecipazione che è sempre stata nel mio cuore.”
Quella di Livio Fanti insomma a mio parere è una testimonianza di speranza radicata nella concretezza del fare. Tra il ricordo della fiera del bestiame e l’impegno nell’Associazione Carabinieri, emerge il profilo di un uomo che crede fermamente nel valore della comunità e nell’empatia come motore politico. Una visione dove il passato non è un peso, ma una lezione preziosa per costruire una Mortara e un mondo più umani e accoglienti.