10 Aprile 2026
ADRIANO ARLENGHI
Parlare con Luisa è sempre simpatico, perché lei ha sempre una grande voglia di raccontarsi e di raccontare. Basta fare una domanda, lasciare lo spazio giusto, e subito partono ricordi, pensieri, esperienze, desideri, obiettivi. È come se ogni risposta aprisse una porta e dietro ce ne fossero altre dieci. Così prendo la palla al balzo e le faccio qualche domanda, sapendo che da lì nascerà un racconto pieno di vita, di impegno e di speranza.
= Luisa, raccontami qualcosa di te. Il lavoro, la tua storia, quello che fai adesso.
Io sono cresciuta nelle case popolari della ex Snia Viscosa di Pavia, in un quartiere molto popolare. Erano gli anni Sessanta e lì ho imparato presto cosa voleva dire vivere insieme a persone diverse, con storie diverse. Giocavo con i bambini che arrivavano dal Sud e vedevo che avevamo modi di vivere differenti, ma proprio questo mi ha aiutato a formare il carattere.
Ho lavorato per trentanove anni in un piccolo Comune, in un ente pubblico. Appena ho iniziato a lavorare mi sono iscritta alla CGIL e non l’ho mai lasciata. Ho fatto attività sindacale, sono stata nel direttivo provinciale della Funzione Pubblica e per un periodo anche a livello regionale. Quando sono andata in pensione non potevo certo smettere: continuo a fare l’attivista, perché è una cosa in cui ho sempre creduto.
– Di cosa ti occupi adesso dal punto di vista sociale?
In questo periodo siamo molto impegnati sul referendum. Andiamo tra la gente, spieghiamo le ragioni del voto, cerchiamo soprattutto di convincere le persone ad andare a votare. Al mercato molti dicono: tanto è sempre uguale. Invece bisogna spiegare che non è così, che bisogna informarsi, leggere, ragionare con la propria testa e non solo ascoltare quello che si sente in televisione. Poi ci sono le elezioni amministrative e anche quelle sono importanti, perché Mortara ha bisogno di idee e di partecipazione.
– Che idea ti sei fatta della città di Mortara?
Mortara è viva grazie al volontariato, alle associazioni, alle persone che si danno da fare. Le istituzioni invece le vedo un po’ carenti. Vedo tanti stranieri, tante etnie diverse, ma spesso sono lasciate sole. Servirebbero punti di aggregazione per conoscersi, per non avere paura del diverso. La paura nasce dall’ignoranza, dal non sapere chi hai davanti. Poi c’è il problema della sicurezza, dell’illuminazione in alcune zone, e soprattutto mancano luoghi dove i giovani possano stare insieme. Servono spazi per tutti: per i ragazzi, per gli anziani, per chi arriva da fuori. Una città vive se le persone si incontrano.
– Che cosa pensi dei giovani che oggi si impegnano in politica?
Io penso che ben vengano. Il nostro candidato sindaco Massimiliano Farrel è giovane, e per me è una cosa positiva. Non bisogna avere paura dell’età, perché nessuno governa da solo. Se c’è una squadra, se c’è impegno, i giovani devono avere spazio. Io lo conosco, l’ho sentito parlare, è una persona tranquilla, preparata, che sa quello che dice. E questo mi dà fiducia.
– Il mondo sembra sempre più pieno di guerre. Questa cosa ti preoccupa?
Mi preoccupa molto. Mi spaventa vedere un’Europa debole, governi che non prendono posizioni chiare, interessi economici che vengono prima delle persone. Io vorrei che si dicesse con forza no alla guerra e sì alla pace, che si tornasse a parlare, a trattare, a trovare soluzioni. So che non è facile, perché quando ci sono soldi e potere è tutto più complicato. Però non possiamo rassegnarci.
– Qual è il tuo sogno per il futuro?
Il mio sogno è semplice e forse anche un po’ utopico. Vorrei un mondo dove non si vedano più guerre, dove nessuno debba morire di fame, dove i giovani possano restare in Italia senza essere costretti ad andare all’estero. Vorrei un Paese che investe sul lavoro, sulla scuola, sulla tecnologia, sulle persone. Non un mondo perfetto, perché non esiste, ma un mondo dove tutti abbiano il loro spazio e possano vivere con dignità. Mi ero dimenticata di dire una cosa.
– Cosa?
Una esperienza mi ha fatto molto bene è stata con l’associazione Libera: ho incontrato persone che ogni giorno ci mettono la faccia per valori veri. Anche fare poco, per una causa giusta, ti fa sentire che ne vale la pena.
La saluto mentre continua a spiegare, come se i ricordi non finissero mai. Una risposta chiama l’altra, un pensiero ne accende un altro. Dentro le sue parole c’è il lavoro, il sindacato, la politica, ma anche la voglia ostinata di non rassegnarsi. E forse è proprio questa la cosa più bella: incontrare persone che, anche dopo tanti anni, hanno ancora il coraggio di credere che il mondo possa cambiare.