Home » Intervista a Riccardo Bertin

21 Maggio 2026

ADRIANO ARLENGHI

Il sole di una giornata di primavera scalda piazza del Municipio a Mortara, dove tra i banchi colorati del mercatino dell’antiquariato e il viavai dei cittadini, spicca l’entusiasmo del gazebo della coalizione di centrosinistra. È qui che incontriamo Riccardo Bertin, geometra, dipendente Coldiretti e attivista di Legambiente. Con una calma che trasmette competenza e una passione radicata per il suo territorio, Riccardo ci racconta la sua visione di una città che deve ritrovare la propria identità, partendo dalle frazioni fino al cuore del centro storico.

La sua è una storia fatta di impegno politico coerente, che affonda le radici negli anni della gioventù e che oggi si mette al servizio di un progetto unitario per il bene comune. In questa chiacchierata, emerge il profilo di un uomo che crede fermamente nel dialogo, nell’integrazione e nella cura delle piccole cose come motore per il grande cambiamento di Mortara.

Riccardo, partiamo dalle presentazioni: chi sei e di cosa ti occupi nella vita?

«Sono Riccardo Bertin, abito nelle frazioni orientali di Mortara, per la precisione alla Cattanea. Sono diplomato geometra e lavoro nel settore tecnico di Coldiretti, una delle realtà agricole più importanti a livello europeo. Sono anche socio e attivista di Legambiente presso il circolo Colibrì dell’Oltrepò-Lomellina.»

​Quali sono le passioni che ti definiscono meglio?

«Sicuramente l’ambiente e l’edilizia, che è il mio settore di provenienza professionale. Ma non posso dimenticare la politica: è un interesse che coltivo da sempre. Sono stato consigliere comunale a Valenza per Rifondazione Comunista e oggi mi riconosco nei valori del Partito Democratico.»

​Perché hai scelto di sostenere la candidatura di Max Farell?

«Mi ha colpito subito. È un ragazzo giovane, ma con una solida esperienza politica alle spalle. È volenteroso e ha una predisposizione naturale per i rapporti interpersonali. Mi piace molto l’idea di una coalizione unita, che va dal PD a Rifondazione fino ad Alleanza Verdi Sinistra, capace di proporre un progetto serio.»

C’è chi dice che la politica sia un tema “distante”, tu cosa ne pensi?

«Secondo me la partecipazione sta tornando centrale. Lo abbiamo visto con l’alta affluenza ai referendum, specialmente tra i giovani. Fare politica significa occuparsi del bene comune; spero che le nuove generazioni capiscano che interessarsi alla vita pubblica è l’unico modo per incidere sulla società.»

​Vivi nelle frazioni orientali. Qual è lo stato di salute di queste zone?

«C’è bisogno di molta attenzione. È inconcepibile che nel 2026 esistano ancora tratti privi di fognatura. Le frazioni sono state trascurate: serve manutenzione ordinaria, dai buchi nelle strade al taglio dell’erba, ma anche una navetta per collegare gli anziani al centro e nuovi percorsi ciclo-pedonali sicuri.»

​Come vedi Mortara oggi e come immagini il percorso di integrazione per il centro storico di Mortara?

«Mortara è stata trascurata per decenni e il tessuto sociale è cambiato. L’integrazione con i residenti extracomunitari va fatta con l’ascolto e la partecipazione. Servono incontri periodici per superare le barriere linguistiche e aiutare questi nuovi cittadini a comprendere i servizi disponibili, rendendoli parte attiva della comunità.»

​In un mondo segnato dai conflitti, riesci a restare ottimista?

«Sono ottimista di natura. Pace e democrazia sono due facce della stessa medaglia: l’una non esiste senza l’altra. Anche se un Comune non decide la geopolitica, dobbiamo promuovere questi valori. Mi auguro che i leader internazionali capiscano presto che la guerra è uno strumento inutile.»

​Qual è il tuo sogno per Mortara e per te stesso nei prossimi cinque anni?

«Per la città sogno spazi vivibili e centri di aggregazione, come un polo polifunzionale a San Pio. Per me, spero che l’agricoltura superi questo momento difficile causato dalle crisi internazionali, mantenendo l’eccellenza del nostro Made in Italy che tutto il mondo ci invidia.»

​L’intervista si conclude mentre il mercatino dell’antiquariato inizia ad affollarsi. Riccardo mi saluta con una stretta di mano vigorosa, tornando tra la gente del suo gazebo con la consapevolezza di chi sa che il futuro di Mortara si costruisce un passo alla volta, tra l’ascolto di un cittadino e la cura di un sentiero di frazione.

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