30 Aprile 2026
ADRIANO ARLENGHI
Parlare con Angela Chinosi è sempre piacevole. Qualsiasi domanda le fai, ti risponde con una grande capacità di fare sintesi del percorso di tutta la sua vita, delle cose che più ha apprezzato e dei desideri che continua ad avere, nonostante non sia più giovanissima, e nori subito la grande passione che ci mette nel desiderare un mondo migliore. La incontro e le chiedo di raccontarsi, come si fa tra persone che hanno ancora voglia di capire il presente partendo dalla propria storia.
= Domanda: Angela, mi racconti di te? Le cose che hai fatto nella vita e quelle che stai facendo adesso.
Ho iniziato a lavorare molto giovane. Ho fatto l’operaia alla Saff Tappeti di Mortara e lì ho passato tanti anni della mia vita. Nel 1995 sono andata in mobilità lunga e poi nel 2000 sono andata in pensione. Però non sono mai stata una persona che si ferma. Sono sempre stata iscritta alla CGIL, facevo parte del consiglio di fabbrica e quando sono uscita dall’azienda mi hanno chiesto se potevo dare una mano al sindacato pensionati come volontaria. Ho accettato subito. Da allora vado alla Camera del Lavoro, adesso solo due mezze giornate alla settimana perché gli anni passano, ma continuo ad andarci volentieri. Cerco di aiutare pensionati e lavoratori a risolvere i problemi che hanno, che poi sono i problemi che abbiamo un po’ tutti.
= Domanda: Che cosa vedi oggi stando a contatto con le persone?
Alla Camera del Lavoro si capisce bene come sta la gente. Quello che mi preoccupa è che sempre più persone non riescono a ragionare con la propria testa. Seguono solo la televisione, il cellulare, Facebook. Qualunque cosa dici, ti rispondono: lo ha detto la televisione, l’ho letto su internet. Ma spesso sono solo titoli, propaganda, e quando vai a vedere la sostanza non c’è niente. C’è molta solitudine, soprattutto tra gli anziani, ma anche tra i giovani. I ragazzi spesso non sanno quali sono i loro diritti. Non perché siano ignoranti, ma perché nessuno glieli ha spiegati. Ci sono giovani licenziati che non sanno di avere diritto alla Naspi, che è la disoccupazione. Perdono soldi, perdono diritti, e restano soli.
= Domanda: Tu hai sempre fatto politica e forte è stato ovunque il tuo impegno sociale. Da dove nasce questo entusiasmo?
Io sono nata nel 1946, l’anno in cui le donne hanno votato per la prima volta. Questa cosa per me ha sempre avuto un grande significato. Ho sempre fatto le mie battaglie, prima nel Partito Comunista, poi nella CGIL, e oggi in Rifondazione Comunista. Anche adesso che compio ottant’anni continuo a pensare che bisogna impegnarsi, soprattutto per i giovani, per i pensionati, per le persone più fragili. Se uno smette di lottare, smette anche di vivere davvero.
÷ Domanda: Come vedi Mortara oggi? Che cosa ti piace e che cosa cambieresti?
Mortara è una città dove si può ancora girare a piedi, in bicicletta, senza grandi problemi, e questa è una cosa bella. Però mancano i luoghi di socialità. Mancano i cinema, le sale, i punti di aggregazione. C’è il centro anziani che funziona, ma per il resto c’è poco. Io penso che servirebbero spazi dove giovani e anziani possano incontrarsi. Per esempio ci sono posti abbandonati che potrebbero diventare centri di aggregazione. Sarebbe bello che le generazioni stessero insieme: i giovani possono insegnare a usare il computer, gli anziani possono raccontare la loro esperienza. Una città vive se le persone si incontrano.
÷ Domanda: Conosci Massimiliano Farell? Che idea ti sei fatta di lui?
Sì, lo conosco. E devo dire grazie a un giovane che ha il coraggio di fare politica oggi. Metterci la faccia, candidarsi, non è facile in questo momento. Per me è una cosa importante, perché dà speranza. Vedere giovani che si impegnano vuol dire che non tutto è perduto.
÷Domanda: Viviamo in un mondo pieno di guerre. Questa situazione ti spaventa?
Sì, mi spaventa molto. La guerra è sempre inutile, è solo un massacro di persone, soprattutto di bambini e di donne. Non risolve niente. Siamo in mano a gente che pensa al denaro, al potere, e non alle persone. Se non cambia qualcosa, se la gente non si muove, non reagisce, il rischio è che paghiamo tutti le conseguenze. Bisogna tornare a parlare di pace, ma sul serio, non solo a parole.
Ci salutiamo così, con Angela che sorride e dice che finché avrà fiato continuerà ad andare alla Camera del Lavoro. E mentre la guardo allontanarsi, penso che certe vite non fanno rumore, ma tengono in piedi il mondo.