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Intitoliamo in futuro vie, parchi e piazze di Mortara ai nostri concittadini!

by Rino Arrigoni

9 Giugno 2023

💬 La proposta di Fratelli d’Italia, discussa e poi respinta nel consiglio comunale dello scorso 23 maggio, ha generato un dibattito intenso anche tra i cittadini di Mortara. L’idea di Fratelli d’Italia era di intitolare il parco giochi di via Mirabelli, frequentato dai bambini e dai ragazzi mortaresi, a Norma Cossetto, la figlia di un gerarca fascista che fu uccisa, nel 1943, da alcuni partigiani jugoslavi ed italiani.

💪🏻 La proposta è stata bloccata dall’azione dell’A.N.P.I. (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) che, nei giorni precedenti al consiglio comunale, aveva svolto un’azione per proporre un nome non divisivo che potesse unire tutta la città e tutte le forze politiche (don Giovanni Zorzoli). Nel consiglio comunale la lista civica ViviAmo Mortara ha presentato un emendamento che rimandava l’intitolazione in un altro luogo e in un altro tempo.

🧐 Naturalmente, pur vedendo che non c’era un’immediata intitolazione, come gruppo consiliare di Rifondazione Comunista non potevamo accettare il nome di Norma Cossetto, i metodi dell’attuale amministrazione, e l’ipoteca per il futuro. All’inizio della discussione abbiamo proposto di riattivare la “commissione toponomastica” in modo da evitare l’uso fazioso delle intitolazioni. Tale proposta è stata respinta dalla maggioranza. A questo punto siamo entrati nel merito della vicenda, raccontando tutta la storia, e non solo una parte di essa.

👉🏻 Ecco l’intervento nostro in Consiglio:
“A scanso di equivoci dichiariamo subito che siamo contro le vendette trasversali e contro le efferatezze nei confronti di chiunque, ma, se si vuole utilizzare la storia, parliamone ampiamente, affinché le vicende del cosiddetto “confine orientale” non vengano strumentalizzate per seminare odio verso altri popoli a noi vicini. Per cui raccontiamola tutta: il 6 aprile 1941, con il bombardamento di Belgrado, iniziava l’aggressione nazista e fascista alla Jugoslavia. Questa aggressione provocò la morte di centinaia di migliaia di jugoslavi. Responsabilità diretta dei fascisti italiani è stata l’uccisione di 430 mila persone. Nei lager (parliamo solo di quelli italiani) morirono 11 mila e seicento sloveni e croati. Citiamo anche dei particolari agghiaccianti: il generale Gastone Gambara scrisse di proprio pugno sotto il rapporto di un medico che denunciava la denutrizione nel campo di Arbe (gestito dagli italiani) “logico ed opportuno che campo di concentramento non significa campo di ingrassamento – individuo malato uguale individuo che sta tranquillo”. Ad Arbe ci furono 4 mila morti. Sempre nel 1942, il generale Roatta (un autentico criminale di guerra) diramava una circolare nella quale si leggeva “il trattamento da fare ai ribelli non deve essere sintetizzato nella formula dente per dente, ma testa per dente”. Un altro caso tra le innumerevoli stragi: il 4 giugno 1942 il II battaglione squadristi di Fiume incendiò le case di quattro villaggi, tra cui Kilovce, dove furono fucilate 24 persone. Il 12 luglio 1942, per ordine del prefetto Temistocle Testa, reparti di camicie nere e anche di truppe regolari irruppero nel villaggio di Podhum. L’intera popolazione fu rastrellata: 889 persone finirono nei campi di internamento e 100 maschi furono fucilati (il più anziano aveva 64 anni, il più giovane 13 anni). Potremmo continuare, ma, a questo punto ci limitiamo a ricordare che l’oppressione delle popolazioni slave era cominciata ancora prima della guerra da parte dei fascisti. Il 13 luglio 1920 fu incendiata (una delle prime imprese squadriste) la “Narodni Dom” (Casa del Popolo) situata nel centro di Trieste e sede delle organizzazioni slovene e jugoslave. Poi furono chiusi i circoli culturali delle popolazioni locali e la legge del 1926 impose addirittura di cambiare i cognomi. Inoltre, ci fu la persecuzione degli elementi ritenuti capaci di fungere da coagulo per la comunità slovena e croata, in primo luogo i preti, i maestri, i capi dei villaggi. Questo avveniva in una regione che, durante il precedente dominio asburgico, era pur sempre multietnica e multiculturale. Quindi pensare che l’odio seminato non si ritorcesse contro (purtroppo, deprecabilmente, non solo contro i colpevoli, ma contro persone innocenti) era ed è insensato. In ogni caso la responsabilità primaria di quello che è avvenuto in quelle zone è stata del regime fascista alleato dei nazisti. Se vogliamo allargare il discorso possiamo citare l’attacco alla Grecia, il vile attacco alla Francia quando questa era già sconfitta, l’invasione dell’Unione Sovietica, i nostri soldati con le scarpe di cartone, mentre gli speculatori si arricchivano. Infine, la Repubblica di Salò che aveva ceduto ai nazisti il cosiddetto “litorale adriatico” (a proposito di patrioti). Voteremo contro la mozione, perché, con tutto il rispetto di una vittima che non doveva pagare le colpe del padre o di chicchessia, questo serve solo a distorcere la verità storica. In ultimo ricordiamo che la Giunta comunale non ha concesso l’apposizione di una semplice targa davanti a Palazzo Cambieri per ricordare il discorso che 80 anni fa, il 9 settembre 1943, Carlo Lombardi fece ai cittadini mortaresi (nell’interregno prima dell’arrivo delle truppe naziste) per invitarli alla resistenza. La scusa fu che già esiste una via, alla periferia di Mortara, intitolata a Carlo Lombardi. Allora, però, esistono due pesi e due misure in quanto a Mortara esiste da gran tempo “via Martiri delle Foibe”, voluta da un’amministrazione di destra precedente alla vostra, senza neanche passare dal Consiglio comunale. Naturalmente il vostro atteggiamento non ci stupisce. Da parte nostra continueremo l’impegno per la verità storica”.

🙂 Il nostro discorso ha suscitato fastidio nel Sindaco che ha cercato di interromperci, nella consigliera della lista civica ViviAmo Mortara Annalisa Zenone che ha detto che il nostro intervento era inopportuno, nel tentativo della presidente del consiglio Mirimin che ha provato, invano, a toglierci la parola.

RIFONDAZIONE COMUNISTA MORTARA

UNIONE POPOLARE

GIOVANI COMUNIST/E

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