21 Marzo 2026
Matteo Nucci
Fonte: Il manifesto
Mirano ai bambini
Non è una minaccia, ma una promessa: la “Dottrina Gaza” è il paradigma realizzato
Leggi anche I missili Usa sulle bimbe di Minab. Perché l’istituto era nella lista dei target?
Edizione 20/03/2026
Il male è un virus e se lo ignori, se non lo combatti e non lo curi, si allarga, si espande,
si prende tutto. Non ci pensavo per via dell’Anticristo tristemente tornato di moda per
via di un miliardario che scimmiotta filosofi, ma leggendo le notizie sul
bombardamento della scuola di Minab. Non interessa già più a nessuno, quella strage
immonda. Ricordiamo le coordinate dell’eccidio: Minab, Iran meridionale, 28 febbraio,
primo giorno di bombardamenti israelo-americani. Fra le 10 e le 10:45, dunque
nell’orario di piena attività, la scuola femminile viene distrutta, provocando 168 morti
fra le bambine (7-12 anni) e il personale scolastico.
Ebbene, dopo varie testimonianze che lasciavano intenderlo, ora anche i cosiddetti
factchecker, confermano che si è trattato di quello che in gergo militare si chiama
double tap, ossia un doppio colpo, una prima bomba che stermina e semina terrore e
una seconda che uccide anche chi arriva a portare aiuto. Si tratterebbe dunque della
conferma definitiva che a Minab non si è trattato di un errore, ma di una strage ben
meditata e orchestrata, al punto da organizzarla nei tempi adatti alla carneficina. Del
resto, che non si trattasse di un errore lo dimostravano molte altre prove, la più
semplice e autoevidente è quella ripetuta ovunque: come fai a uccidere
«chirurgicamente», con precisione «scientifica» di cui ti vanti, obiettivi umani che
consideri tuoi nemici giurati e che si nascondono in rifugi sotterranei, teoricamente
ignoti, super protetti, e al tempo stesso però sbagli mira e colpisci una scuola dove
crescono decine e decine di bambine? Il disgusto tracima, tuttavia una riflessione è
necessaria.
Dunque, la scuola. Un bombardamento mirato, parte di una strategia terroristica di
marca americana. Come si è arrivati a tanto? I massacri di civili da parte statunitense
non sono mancati in questi decenni, ma una roba così è unica.
Ora, la risposta non la trovi solo se non la cerchi. Perché in questo caso i fatti sono
sotto gli occhi di chiunque abbia il coraggio di sporgersi sull’abisso del male, ovvero di
ciò che è stato coltivato per oltre due anni da Israele a Gaza, dove fra l’altro il double
tap è diventato la norma. Uccidere in media trenta bambini al giorno per oltre
settecento giorni è un dato di fatto numerico su cui non si è ancora ragionato
abbastanza. Cerchiamo di fare uno sforzo di immaginazione e figuriamoci l’eventualità
che qui da noi, per oltre due anni, ogni giorno, sulle pagine dei nostri giornali,
apparissero fotografie di bambini uccisi in quantità tale da svuotare due classi
scolastiche. Non parlo di Italia complessivamente, peraltro. Parlo di una realtà analoga
a quella che va fra Milano e la Grande Milano, due milioni abbondanti di cittadini, dove
ogni giorno vengono uccisi trenta bambini. Ecco, facciamo uno sforzo e concentriamoci
su questo. Altro che famiglia del bosco e retorica grottesca. Qui siamo di fronte alla
necessità di chiedersi come mai solo l’essere umano sia capace di un male che non è
relativo a nulla e non ha spiegazioni di sorta, un male che però è razionalmente
pianificato per eliminare gli innocenti per definizione, ossia bambine e bambini.
L’orrore però non si esaurisce nei fatti stessi e nella nostra mancata empatia, ma
include un aspetto decisivo della nostra partecipazione. Perché noi tutti – noi italiani,
noi europei, noi occidentali – con rarissime eccezioni abbiamo avallato il genocidio di
Gaza, lo abbiamo appoggiato con il nostro silenzio, lo abbiamo approvato
politicamente, economicamente, militarmente e infine culturalmente e moralmente.
Certo che una parte immensa della nostra società civile si è ribellata, ha manifestato,
ha gridato, ma i fatti restano chiari: i governi dei nostri Paesi hanno appoggiato il
genocidio, hanno sconfessato la Corte penale internazionale che ha emesso mandati
di cattura, hanno lasciato che quei criminali volassero nei loro cieli, li hanno appoggiati
e ancora continuano a farlo, sostenuti da quella parte della stampa che
vergognosamente ha accompagnato le impossibili ragioni dello sterminio.
Oggi il male che Israele ha coltivato nell’impunità assoluta, di impunità si alimenta e si
diffonde. E la strage di Minab è una orribile conferma. È stata ribattezzata «dottrina
Gaza». È la conseguenza di quel che spesso con un certo orgoglio ripetono i politici
israeliani e i più alti gradi dell’esercito di cosiddetta difesa. «Faremo come a Gaza».
Non è una minaccia, ma una promessa. Fare come a Gaza perché quello è il paradigma
realizzato. Distruggere tutto, radere al suolo un mondo, uccidere indiscriminatamente
chiunque possa rappresentare un futuro. Dunque in primo luogo i bambini e chi
s’impegna ogni giorno per salvarli: medici e paramedici. Che si tratti di una promessa
che non ha nulla di fantasioso lo ha mostrato immediatamente l’invasione del Libano
di cui in questi giorni Israele si è fatta carico nel completo silenzio della comunità
internazionale. Parlo di «invasione» di un Paese sovrano, sia chiaro. Il male si espande,
insomma, si allarga a macchia d’olio, nulla e nessuno può resistergli. E faticheremo
parecchio a cercare di arginarlo quando monterà su di noi.
Cosa potremo dire, quando questo avverrà? Forse ricorreremo alla risposta di Israele,
dove si è pronti a gridare alla vergogna morale quando i crimini perpetrati tornano
indietro analoghi? Ribadiremo anche noi, dunque, quell’assunto evidente negli anni del
genocidio, ossia che i morti di una parte hanno valore non eguagliabile dai morti altrui
neppure moltiplicandone il numero per cifre a doppio zero?
20/03/2026, 00:07
articolo aggiornato
Matteo Nucci
Autore di romanzi, saggi e reportage. Fra i suoi libri “È giusto obbedire
alla notte” e “Le lacrime degli eroi”