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3 Luglio 2025

MAURIZIO ACERBO.

“Senza dignità non c’è libertà, senza giustizia non c’è dignità e senza indipendenza non ci sono uomini liberi”

“Mi considerano comunista perché ho rifiutato di farmi corrompere dagli imperialisti”

Il #2luglio di 100 anni fa nasceva Patrice Lumumba, il primo presidente del Congo indipendente. Il suo governo durò 7 mesi. Il 17 gennaio 1961 veniva assassinato. Le operazioni per il suo rovesciamento furono dirette dai servizi segreti americani e inglesi. Gli esecutori materiali furono i militari belgi e i secessionisti al servizio degli interessi occidentali.

Lumumba e i suoi compagni vennero fucilati, poi i loro corpi vennero fatti a pezzi e sciolti nell’acido dai mercenari belgi.


La poesia di Lumumba. Se avete pazienza di leggerla è un magnifico documento.

L’AFRICA SARÀ LIBERA.

Piangi, amato mio fratello negro nei millenni di morti bestiali
Le tue ceneri furono sparse per la terra dal simun e dall’uragano.
Tu, che non hai mai innalzato piramidi per tutti i tuoi potenti boia
Tu, catturato nelle razzie, tu, battuto in ogni battaglia in cui trionfa la forza
Tu, che hai imparato in una scuola secolare un solo slogan: schiavitù o morte
Tu, che ti sei nascosto nelle giungle disperate, che hai affrontato tacendo migliaia di morti
sotto la maschera della febbre delle paludi.
O sotto la maschera della tigre che azzanna o degli abbracci delle sabbie mobili che soffocano a poco a poco come il boa.
E venne il giorno in cui comparve il bianco.
Fu più astuto e cattivo di ogni morte.
Barattò il tuo oro con uno specchietto, una collana, ninnoli e corruppe con l’alcool i figli dei fratelli tuoi
E cacciò in prigione i tuoi bimbi.
Allora tuonò il tam-tam per i villaggi e gli uomini seppero che salpava una nave straniera per lidi lontani, là dove il cotone è un dio e il dollaro imperatore.
Condannato a una prigionia senza fine, lavorando come una bestia da soma tutto il santo giorno sotto il sole spietato.
Ti insegnarono a glorificare nei canti il loro Signore e fosti crocifisso sotto gli inni che promettevano la beatitudine in un mondo migliore.
E solo una cosa temevi: che ti lasciassero vivere, ti lasciassero vivere
E presso il fuoco, nell’allarme, nei confusi sogni ti sfogavi in canti di dolore semplici e senza parola, come l’angoscia.
Accadde anche che persino ti rallegrasti e, fuori di te, in una esuberanza di Forza, danzasti.
E tutto uno splendore di nuova virilità e che tutta una giovane volontà risuonasse su corde di rame, su tamburi di fuoco e il principio di questa potente musica crebbe dal ritmo del jazz come un tifone.
E gridò alto agli uomini bianchi che non tutto il pianeta appartiene a loro.
Musica, tu hai consentito anche a noi di sollevare il volto e di guardare negli occhi la futura liberazione della razza.
Che le rive dei vasti fiumi che portano verso l’avvenire le loro onde vive siano tue!
Che tutta la terra e tutte le ricchezze siano tue!
Che il caldo sole di mezzogiorno bruci le tue pene!
Si asciughino ai raggi del sole le lacrime che il tuo avo versò, tormentato in queste lande luttuose!
Il nostro popolo, libero e felice, vivrà e trionferà nel nostro Congo.
Qui, nel cuore della grande Africa.

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