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Oggi è l’8 marzo. Le donne arrabbiate cambieranno il mondo

by Rino Arrigoni

8 marzo 2026

MILU’ CHISARI

Oggi non celebriamo una ricorrenza.

Oggi ricordiamo una realtà.

Viviamo ancora in un mondo costruito da un potere che ha sempre dato per scontato il lavoro delle donne, il loro tempo, il loro corpo, la loro pazienza.

Un potere che ha trasformato la cura in un dovere naturale, la fatica in silenzio, la violenza in un problema privato.

Il patriarcato, non è un’idea astratta. È un sistema che attraversa tutto: la famiglia, il lavoro, la politica, la cultura. È un sistema che pretende dalle donne disponibilità infinita e riconoscimento quasi nullo, che considera normale che le donne guadagnino di meno, che continua a misurare il valore di una donna da quanto è desiderabile, da quanto è accomodante, da quanto riesce a non disturbare.

Ma noi non siamo nate per essere accomodanti. E soprattutto non siamo nate per essere proprietà.

I diritti delle donne non sono concessioni, non sono favori, non sono conquiste simboliche da celebrare una volta all’anno. Sono diritti fondamentali: il diritto al rispetto, il diritto all’autonomia, il diritto alla sicurezza, il diritto di decidere sul proprio corpo e sulla propria vita.

E questi diritti non sono mai stati regalati. Sono sempre stati strappati. Strappati da donne che hanno scioperato, protestato, scritto, gridato quando nessuno voleva ascoltarle. Donne che hanno capito che la libertà individuale non basta se il sistema continua a produrre disuguaglianza.

Per questo il femminismo non può limitarsi a chiedere più spazio dentro lo stesso sistema che ci opprime. Non può accontentarsi di qualche simbolo di rappresentanza o di qualche storia di successo individuale. La liberazione delle donne riguarda tutte le donne.

Riguarda le lavoratrici precarie, le madri sole, le donne migranti, le donne che fanno lavori invisibili, le donne che non hanno voce nei luoghi dove si prendono le decisioni, le donne transgender.

Se la libertà riguarda solo poche privilegiate, allora non è libertà.

Per questo il femminismo è anche una questione di giustizia sociale. Perché patriarcato e sfruttamento si tengono insieme: si alimentano dello stesso squilibrio di potere, dello stesso silenzio imposto a chi sta sotto.

Ma c’è una cosa che il patriarcato non è mai riuscito a controllare davvero: la solidarietà tra donne.

Quando le donne smettono di sentirsi sole e iniziano a riconoscersi succede qualcosa di potente. Quando ci crediamo a vicenda, quando ci sosteniamo, quando smettiamo di competere e iniziamo a proteggerci.

Stare insieme non è solo conforto, è una forma di resistenza. Significa costruire relazioni diverse da quelle che il potere ci ha insegnato, rifiutare la logica che ci vuole isolate, insicure, sempre pronte a dubitare di noi stesse. Significa dire chiaramente che il rispetto non è negoziabile.

L’8 marzo serve a questo: ricordarci che la libertà delle donne non è un fatto privato, è una questione politica, riguarda TUTTI.

E che il cambiamento non nasce dall’adattarsi a un sistema ingiusto, ma dal metterlo in discussione insieme.

Una donna sola può essere ignorata. Molte donne insieme no.

Per questo oggi non chiediamo semplicemente più spazio.

Chiediamo un mondo diverso, un mondo in cui la dignità delle donne non debba più essere difesa ogni giorno come se fosse un’eccezione.

E finché quel mondo non esisterà davvero, l’8 marzo resterà una giornata di lotta.

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