5 Giugno 2025
Milù Chisari
oggi è un giorno buio. un giorno che andrà ricordato non per ciò che è stato approvato, ma per ciò che è stato distrutto: l’anima democratica di questo paese. con il dl sicurezza, non è solo passata una legge, è passata una visione autoritaria della società, una concezione del potere fondata sulla paura, sul controllo, sull’esclusione.
è passata la convinzione che la sicurezza possa essere costruita sulla pelle degli ultimi, delle minoranze, dei migranti, dei poveri, dei ribelli. il decreto sicurezza è la morte silenziosa della libertà. e come tutte le morti silenziose, fa più paura di quelle rumorose. perché non urla, non esplode: si insinua. si mimetizza dietro la parola “ordine”, si traveste da “protezione”, si giustifica come “necessità”. ma sotto queste maschere c’è solo repressione, disumanizzazione, controllo. con questo decreto, lo stato non si limita più a proteggere: comincia a punire chi è fragile, chi è precario, chi è diverso. si criminalizzano i migranti, si limita il diritto alla residenza, si riducono gli spazi di libertà per chi protesta. si colpiscono le ong, si ostacolano le manifestazioni, si rafforza il potere delle forze dell’ordine senza una parallela garanzia di giustizia. si costruisce, insomma, uno stato che premia l’obbedienza cieca e punisce il dissenso. ma cos’è la sicurezza, se non il diritto a vivere liberi dalla paura? e cos’è la democrazia, se non il potere di tutti, soprattutto di chi non ha voce? questo decreto non rende sicuri: rende conformi. non difende la società: la divide. non tutela i cittadini: li sorveglia. dietro la retorica della sicurezza, si nasconde una profonda sfiducia nella società civile. si parte dall’idea che il cittadino sia pericoloso, e vada controllato. che il povero sia un problema, e vada nascosto. che il migrante sia un nemico, e vada respinto. è il rovesciamento totale dei principi costituzionali: l’uguaglianza diventa un’illusione, la libertà un privilegio, la solidarietà un crimine. eppure la storia ci insegna che ogni volta che la libertà viene limitata “per motivi di sicurezza”, si aprono le porte alla repressione. ogni volta che si accetta di sacrificare i diritti degli altri in nome della nostra tranquillità, stiamo costruendo le fondamenta della nostra stessa oppressione. oggi non dobbiamo solo indignarci. dobbiamo denunciare. dobbiamo gridare forte che questo decreto è illegittimo nella sua essenza, prima ancora che nella sua forma.
è incostituzionale non perché viola un singolo articolo, ma perché nega il principio stesso su cui si fonda una repubblica democratica: la centralità della persona umana. il dl sicurezza è la prova che un paese può morire democraticamente. non servono carri armati, non serve un colpo di stato. basta una legge, votata da un parlamento troppo spesso pavido o complice, perché la democrazia venga svuotata dall’interno. ma la libertà non si spegne con un decreto. la resistenza vive nei corpi, nei volti, nelle piazze. vive nei centri sociali che accolgono, nelle associazioni che non arretrano, nei cittadini che disobbediscono. vive in ogni atto di solidarietà, in ogni voce che si alza, anche oggi, in questo giorno terribile. non possiamo più illuderci: siamo in uno stato che punisce la fragilità, reprime il dissenso, chiude i porti e spalanca le prigioni. ma proprio per questo, ogni gesto che rifiuta questa logica è un atto rivoluzionario. oggi piangiamo la democrazia che muore, ma domani dobbiamo lottare per farla rinascere.