Enrico Crotti
12 Aprile 2022
Nel titolo di una sua canzone del 1994, Luciano Ligabue chiedeva: “A che ora è la fine del mondo?”.
Se avesse consultato il Bullettin of the Atomic Scientist avrebbe scoperto che sarebbe avvenuta alle 23,53.
Nel 1947 alcuni scienziati dell’università di Chicago tra cui Albert Einstein, J: Robert Oppenheimer idearono un ipotetico orologio dell’apocalisse nucleare, con il quale indicare quanto tempo rimane prima di arrivare alla mezzanotte, che sarebbe l’ora finale per l’umanità, ora indicata da vari indicatori raccolti dal Bollettino pubblicato da quell’ateneo.
Nel 1947 le lancette vennero fermate alle 23,53; da allora le lancette furono spostate 22 volte e, dal 2007, al pericolo nucleare si sono aggiunti anche i dati del surriscaldamento terrestre.
Il periodo di maggior distanza dalla mezzanotte si è avuto tra il 1991 e il 1995 con i trattati di non proliferazione e disarmo nucleare, con l’orologio fermo alle 23,43.
Mentre il periodo di maggior avvicinamento alla mezzanotte è iniziato nel 2015 con un grande aumento delle temperature globali e la ripresa del riarmo nucleare con le lancette ferme alle 23,57: nel 2020 mancavano solo 100 secondi, le lancette erano alle 23,58:40.
In questi giorni il Bullettin of the Atomic Scientist assegna ancora 100 secondi nonostante si sia rischiata la catastrofe con l’aggressione Russa all’Ucraina e l’attacco alle centrali nucleari.
Questo stallo non ci deve tranquillizzare perché è dovuto al periodo di raccolta dati dagli indicatori che avviene verso la fine di febbraio, mentre la guerra continuando probabilmente aumenta il rischio.
Credo che a questo punto non rimangono molte scelte da fare per poter fermare questo osceno conto alla rovescia, perché tra le possibilità drammatiche della continuazione di questa guerra esiste l’opzione nucleare con conseguenze facilmente prevedibili.
Un tentativo piccolo rispetto alle enormità che andrebbero attuate, ma estremamente significativo, viene fatto da Stop the War Now, una carovana di donne e uomini che da ogni parte d’Italia senza aspettare ordini ma rispondendo solo alla propria coscienza si è recata nella zona del conflitto per portare aiuti materiali alla sopravvivenza invece di armi, solidarietà invece di odio, segnando un tracciato che chi sta al governo dovrebbe seguire se veramente vuole essere fedele al giuramento fatto sul rispetto della Costituzione.