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RIFONDAZIONE: NON È IL LUPO LO STUPRATORE MA L’UOMO

by Rino Arrigoni

1° settembre 2023

MARA GHIDORZI

Secondo l’Istat, in Italia il 31.5% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito forme di violenza fisica o sessuale e le forme più gravi sono state perpetuate da partner, parenti o amici. Stiamo parlando di 6 milioni e 788 mila donne.

Una cifra enorme che mette in luce una taciuta e scomoda evidenza, quella di una società in cui la “cultura dello stupro” domina e prende spazio pubblico, normalizza e giustifica qualsiasi tipo di violenza sulle donne.

Quante volte l’abbiamo vista in azione nei tribunali, nei commissariati di polizia, nelle strutture ospedaliere quando alle vittime viene chiesto “avevi bevuto?”“cosa indossavi?”“hai fatto intendere altro?”.

La vittimizzazione secondaria in questi giorni l’abbiamo vista trionfare sui media, sui social, da parte degli autori dei reati, di chi è a loro vicino, dell’opinione pubblica, dai commentatori improvvisati. Immagini, foto, dettagli sulle dinamiche della violenza, giudizi sullo stile di vita della ragazza.

Frasi profondamente misogine e maschiliste che screditano la vittima e che, a volte, sentiamo pronunciare anche dalle stesse donne. Per questo i movimenti femministi parlano di patriarcato, a livello sistemico e culturale, e non di mera contrapposizione fra donne e uomini.

In questo contesto, a nostro avviso, vanno lette le inaccettabili dichiarazioni sugli stupri del giornalista Andrea Giambruno, compagno della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

«Se eviti di ubriacarti, non trovi il lupo» si tratta di un pensiero assai più comune e diffuso di quanto si possa immaginare. Così diffuso che un esponente di FDI, vicesindaco di un paese nel veronese si è presentato in pubblico indossando una maglietta con la scritta “se non puoi sedurla…sedala”.

Episodi molto gravi perché, se sei un giornalista, come un esponente politico o un personaggio pubblico, hai senz’altro maggiori responsabilità rispetto all’uomo comune che discute con gli amici al bar e queste parole possono trovare ancora di più legittimazione.

Come diceva Michela Murgia, la violenza passa anche per le parole, “il modo in cui nominiamo la realtà è anche quella in cui finiamo per abitarla”.

E quando Giambruno nomina il lupo trasmette l’idea che “la carne è carne”, che l’universo è abitato da giovani maschi sfrenati, biologicamente incapaci di controllare le proprie pulsioni e che, in fondo in fondo, è normale così. Il copione naturale preda-predatore.

Ci sarebbe bisogno di più rispettoso silenzio nei confronti di chi subisce la violenza non perché non bisogna parlarne, invisibilizzare la questione, ma per incominciare piuttosto ad accendere i riflettori sulle radici “del male”, di come si alimenta e si trasmette quella cultura dello stupro che studi e ricerche ci mostrano trasversale a classe sociale, provenienza geografica, livelli di istruzione…e sì anche di posizionamento politico.

La violenza sulle donne serpeggia in mondi diversi tra loro: da quello del degrado sociale delle periferie metropolitane o degli ambienti malavitosi, passando dai centri sociali agli appartamenti esclusivi nei boschi verticali.

Cosa possiamo fare? Ci piacerebbe che gli uomini incominciassero a interrogarsi piuttosto che deresponsabilizzarsi. Quanto questi argomenti sono oggetto di discussione fra uomini? Perché ancora non c’è una presa di posizione pubblica che non sia una classica e superficiale condanna, condita da un po’ di giustizialismo?

 Il silenzio più assordante è quello maschile.

Milano, 01 settembre 2023

Fabrizio BaggiSegretario regionale

Mara GhidorziResponsabile regionale politiche di genere

Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea – Lombardia

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