23 Agosto 2025
Negli ultimi giorni Mortara è stata scossa da alcuni gravi episodi di microcriminalità che hanno destato preoccupazione tra i cittadini. Ciò che colpisce, però, non è solo la cronaca dei fatti, ma anche il silenzio assordante delle istituzioni.
Sui social e nel dibattito pubblico la risposta di molti commentatori è sempre la stessa, e sempre troppo facile: microcriminalità = immigrazione.
Un’equazione semplicistica e pericolosa, che non aiuta a risolvere i problemi. La microcriminalità è un fenomeno complesso, che nasce dall’assenza di presidi sul territorio e dalla mancanza di politiche di prevenzione. Ridurla a questione etnica serve solo a creare nemici facili e a nascondere le responsabilità politiche di chi governa.
I partiti di centrodestra parlano molto di sicurezza, ma non hanno mai messo in campo soluzioni reali. A Mortara non esiste più un presidio Polfer in stazione, gli uffici pubblici vengono chiusi o ridimensionati, la sanità e i servizi territoriali subiscono tagli continui, e la città è sempre più buia e deserta.
Noi proponiamo un modello diverso, fatto di prossimità, comunità e servizi. Le nostre proposte, che abbiamo portato anche in Consiglio comunale, sono chiare:
• Vigile di quartiere: una figura di riferimento che conosce il territorio e le persone, capace di prevenire conflitti, ricostruire fiducia e presidiare il tessuto sociale. Un modello di sicurezza partecipata, non di repressione cieca.
• Ritorno del presidio Polfer in stazione, ma anche maggiore presenza del personale delle Ferrovie per garantire sicurezza ai viaggiatori.
• Riapertura degli uffici e dei servizi chiusi: dall’orario più lungo delle Poste, all’Agenzia delle Entrate, fino alla riapertura del Pronto Soccorso. Contro la desertificazione della città servono presidi reali, non tagli e abbandono.
• Illuminazione pubblica: la sciagurata privatizzazione voluta dalla Lega ha lasciato Mortara al buio, e una città buia è una città insicura. Serve un piano serio per ripristinare un’illuminazione efficiente.
• Politiche per rivitalizzare la città: iniziative culturali, sociali e aggregative che rendano le strade vive, frequentate e sicure. Non solo il centro, ma anche le periferie devono tornare a essere luoghi vissuti.
• Prevenzione e rete sociale: il contrasto alla tossicodipendenza non può limitarsi alla repressione. Servono percorsi di recupero e reinserimento, insieme ai servizi sanitari e al mondo associativo.
• Rapporto con le comunità immigrate: costruire dialogo e integrazione significa aumentare la coesione sociale e ridurre le tensioni, non alimentarle.
• Contrasto al gioco d’azzardo: Mortara è piena di slot e sale scommesse che alimentano dipendenze, indebitamento e isolamento sociale. Noi proponiamo regole più stringenti, controlli veri e alternative di socialità.
Molti invocano il taser come soluzione. Ma i fatti raccontano altro. I casi recenti di Olbia e Genova, dove l’uso di quest’arma ha provocato la morte delle persone colpite e ha portato a denunce contro gli stessi carabinieri, ne mostrano chiaramente i limiti. Introdurre strumenti di questo tipo significa mettere a rischio la salute delle persone e rendere più fragile l’operato delle forze dell’ordine.
L’immigrazione non è di per sé un problema di sicurezza. Il problema è che viene sempre trattata a livello nazionale come un’emergenza permanente, senza trasparenza e senza controlli seri su chi opera nel settore dell’accoglienza. In questo vuoto proliferano cooperative e strutture che speculano sulla pelle delle persone.
A Mortara gli esempi sono sotto gli occhi di tutti:
• Cooperativa Faber, oggi in liquidazione coatta amministrativa, finita sotto indagine. Ex dipendenti hanno denunciato sfruttamento del lavoro, pocket money negati ai migranti e false dichiarazioni alla Prefettura per ottenere più fondi. Oggi il presidente di quella stessa cooperativa opera ancora nel medesimo settore, anche a Mortara, con una nuova realtà: la Lycos. Nel silenzio di tutti.
• Cooperativa Silvabella, che gestisce comunità per minori. L’ultima, “Albero dei Germogli”, è stata approvata con il voto favorevole della maggioranza comunale di Fratelli d’Italia. Noi abbiamo votato contro. Anche qui non mancano segnalazioni e recensioni negative, che descrivono mancati pagamenti ai dipendenti.
Su questi temi non abbiamo mai fatto sconti: siamo dalla parte della legalità, contro lo sfruttamento e contro chi fa business sull’accoglienza. Rifondazione è stata l’unica forza politica ad opporsi apertamente a queste realtà, che devono essere messe nelle condizioni di non operare più nella nostra città.
E mentre il centrodestra cittadino protegge e coccola queste cooperative, vengono invece ignorate e ostacolate esperienze virtuose come il CPIA (Centro Provinciale Istruzione Adulti), che offre integrazione e opportunità di crescita culturale. Un modello positivo, che però continua a essere privato di risorse e persino di una sede adeguata.
È quasi inutile ricordare, infine, che la desertificazione della città — con i supermercati che soffocano i negozi di vicinato, con una politica urbanistica speculativa, con la copertura e l’appoggio a manomissioni del territorio che hanno prodotto veri reati ambientali, con l’accettazione dei tagli alla sanità e alla chiusura dei servizi — è il frutto di decenni di amministrazioni di destra.
E vale la pena sottolinearlo: hanno in mano governi regionali e nazionali, persino il Ministero dell’Interno, ma la Polfer in stazione a Mortara non è mai arrivata. Preferiscono, ad esempio, sgomberare luoghi di aggregazione autogestiti come il Leoncavallo a Milano piuttosto che dare risposte alle esigenze concrete dei cittadini.
I nostri obiettivi sono chiari: la sicurezza vera si costruisce con la legalità, con i servizi, con la prevenzione e con una città viva.
Se il centrodestra continuerà a lasciare Mortara più buia, povera e insicura, noi continueremo a combatterli, perché sono loro i veri responsabili del declino della città.
Max Farrell
Responsabile Giovani Comunisti di Mortara
Giuseppe Abbà
Segretario del Circolo di Rifondazione Comunista di Mortara