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Un presidio di speranza: il silenzio di Sartirana contro il fragore delle armi

by Rino Arrigoni

7 Febbraio 2026

ADRIANO ARLENGHI

Un presidio di speranza: il silenzio di Sartirana contro il fragore delle armi

​Alle dueci del mattino di oggi, la cornice consueta di Piazza della Repubblica a Sartirana, abitualmente animata dal sommesso chiacchiericcio del piccolo mercato settimanale, ha cambiato volto. In modo improvviso ma composto, lo spazio si è popolato di un cromatismo che parla di speranza: le bandiere della Pace hanno iniziato a sventolare accanto agli striscioni del Coordinamento Pace di Vigevano e Lomellina.

Non era solo una manifestazione di colori ma un gruppo di cartelli scritti a mano, messaggi che invocavano con forza la fine delle ostilità per quelle decine e decine di luoghi nel mondo dove oggi si combatte senza tregua. ​In un’epoca in cui la sofferenza globale appare sempre più insistente e il futuro sembra declinarsi solo attraverso un linguaggio armato tra nazioni, rendendo l’esistenza quotidiana sempre più precaria e pericolosa, la presenza di questo gruppo ha assunto un valore simbolico altissimo.

Erano circa una dozzina, cittadini comuni, uomini e donne, giovani. Si ritrovano ogni sabato mattina con una costanza incredibile. Sono lì, piantati come radici nel cemento della piazza, con i loro cartelli e le loro bandiere, per offrire una testimonianza che è, prima di tutto, un desiderio profondo di umanità. ​La voce della testimonianza è un valore.

​L’iniziativa non è passata inosservata ai media locali. Giancarla e Luisa, pilastri di questa mobilitazione costante, sono state intervistate dalle telecamere di Tele Milano Pavia. Il servizio, curato dal giornalista Andrea , andrà in onda questa sera, portando nelle case dei telespettatori il cuore della loro missione: certificare, attraverso la semplice presenza fisica, il bisogno assoluto di mettere fine alle guerre.

​Dalle loro parole è emersa la denuncia contro la distruzione di risorse ambientali e finanziarie ingenti, oggi sacrificate sull’altare del potere e della geopolitica, mentre dovrebbero essere destinate al bene comune. Il messaggio è stato cristallino: il diritto deve tornare a essere superiore alla forza. Non è una richiesta ingenua, ma una necessità politica e morale per la sopravvivenza stessa della civiltà.

​Le condizioni meteorologiche sembravano inizialmente voler scoraggiare l’incontro. All’inizio della manifestazione piovigginava, un cielo plumbeo che sembrava riflettere la pesantezza dei conflitti mondiali. Tuttavia, quasi come un segnale di speranza, è poi apparso un piccolo sole a riscaldare la piazza. È stato in quel momento che è iniziata la “mezz’ora di silenzio”, il rito laico che caratterizza ogni loro sabato.

​Questo silenzio non è assenza di parole, ma un urlo muto che vuole parlare ai potenti della Terra. È una pausa sacra nel rumore della propaganda bellica per chiedere la possibilità di un nuovo mondo, un mondo dove la guerra non sia più un’opzione sul tavolo, ma esca definitivamente e per sempre dalla storia dell’uomo.

Prima di venire via mi sono detto. Questa è la lomellina migliore. Non ho dubbi.​Sono stato felice di esserci stato anch’io. Mi piacerebbe realizzare un incontro simile anche a Mortara in aprile. Chi ci sta?

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