7 marzo 2026
Appuntamento del venerdì, sulle frequenze di Radio Onda d’Urto, con l’economista e nostro collaboratore Andrea Fumagalli e la sua rubrica di Analisi critica dei fatti economici della settimana.
Nell’appuntamento di oggi abbiamo analizzato le ricadute economiche e finanziarie dell’aggressione militare di Usa e Israele all’iran; i dati Istat sull’occupazione e l’analisi di Federmeccanica sulla produzione del 2025.
Serpeggia la paura per le ripercussioni economiche oltre che politiche e sociali dell’aggressione militare di Usa e Israele all’ Iran. Stiamo già assistendo alle prime avvisaglie sui prezzi energetici: alcuni distributori hanno alzato i prezzi alla pompa dei carburanti e intanto si guarda alle prossime bollette. Gli aumenti attuali sono pura speculazione. Non esiste una motivazione dietro agli aumenti a cui stiamo assistendo.
L’impatto della guerra ha ricadute anche sui mercati finanziari. Le borse segnano in tutto il mondo risultati negativi con perdite giornaliere attorno al 3%. Migliaia di miliardi sono andati in fumo, soprattutto in Asia, la regione più colpita perché più dipendente dal petrolio del Medio Oriente. I costi di spedizione stanno aumentando e le compagnie assicurative stanno emettendo avvisi di cancellazione o stanno riprezzando la copertura di rischio guerra nel Golfo.
Aumentano gli occupati (+80mila) ma solo tra gli uomini. Se la disoccupazione scende (-99mila), crescono ancora gli inattivi: 35mila in più in un mese, 322mila nell’ultimo anno. In sostanza: molti non cercano più lavoro perché sono usciti dal mercato. È la fotografia che emerge dai dati Istat diffusi mercoledì.
Nel 2025, la produzione metalmeccanica è diminuita dello 0,9% rispetto all’anno precedente. La contrazione più accentuata è quella del comparto Automotive a -11,1%. Lo rileva Federmeccanica nella sua indagine congiunturale.
Andrea Fumagalli, docente di Economia politica all’Università di Pavia e nostro collaboratore.